Un territorio vastissimo che si estende in buona parte della provincia di Agrigento e che lambisce i territori del Nisseno e della provincia di Palermo, con potenzialità pedoclimatiche che valorizzano i vitigni autoctoni ma anche internazionali. È qui che si trovano i mille ettari dei 480 soci della Viticultori Associati di Canicattì, una cantina sociale con una storia più che quarantennale alle spalle, che vendemmia dopo vendemmia è riuscita ad affermarsi tra le aziende emergenti dell’Isola.
Tanto da guadagnarsi premi al Vinitaly, dove ha vinto il Premio Regione come miglior cantina della Sicilia, al Concours mondial de Bruxelles e, più recentemente, anche al World Wine Awards 2010 e all’International Wine Challenge.
“La nostra evoluzione – spiega Giovanni Greco presidente di Viticultori Associati – è sempre più centrata ad affermare qualità e territorio, l’autenticità varietale delle uve autoctone e la coerenza con un sistema produttivo nel vigneto orientato a sviluppare una viticoltura attenta e rigorosa. Un percorso – continua Greco – che ha preso vita grazie ad investimenti operati in ogni settore dell’azienda: in vigna, con il miglioramento della qualità delle uve, in cantina, con nuovi prodotti in grado di rispondere alle esigenze del mercato, nell’organizzazione aziendale con azioni che hanno avuto e che hanno il chiaro obiettivo di migliorare l’immagine e la riconoscibilità del marchio Viticultori”.
La cantina nasce nel 1969 in contrada Aquilata nel territorio di Canicattì, in provincia di Agrigento, mantenendo un forte legame con la produzione dell’uva Italia. Un progetto che nasce nel cuore di un territorio profondamente legato alla cultura della vite e del vino, sostenuto dall’adesione di numerosi contadini con un patrimonio culturale e un obiettivo comune. Nel corso degli anni matura un piano di investimento per dar vita a un’esperienza di cooperazione ricca di impegno e di responsabilità che, quattro anni fa, si concretizza nell’avvio di un percorso produttivo orientato all’eccellenza enologica.
Il cuore propulsivo è costituito dalla partecipazione dei soci conferitori che, in tutti questi anni, hanno voluto condividere il progetto produttivo e che hanno saputo dare valore al prodotto e al lavoro che occorre per gestire i vigneti in una Sicilia estrema dove le condizioni pedoclimatiche variano profondamente nel raggio di pochi chilometri, e dove spesso si pratica una viticultura di frontiera, caratterizzata da una perenne carenza idrica.
La coltivazione della vigna diventa quindi una sfida costante per generare un prodotto dalle qualità organolettiche differenti dal resto della Sicilia. I vigneti, coltivati per la maggior parte a secco, sono caratterizzati da basse rese per ettaro e da un’attenta selezione delle uve perché in cantina si vinificano soltanto le partite migliori. “Nei diversi vigneti – conferma l’esperto Guzzo – i tempi di raccolta possono variare anche di un mese. Iniziamo a raccogliere il Nero d’Avola i primi di settembre a Giardini Gallotti e concludiamo la vendemmia a Canicattì, Naro, Grotte e Racalmuto a fine mese e nei primi giorni di ottobre. La stessa differenza si riscontra anche per il Cabernet Sauvignon”.
La composizione dei suoli, da un punto di vista minerale, è irripetibile, con concentrazioni di sostanze solforose date dalla presenza nel comprensorio di Canicattì delle famose “zolfatare”, le miniere di zolfo che per secoli hanno rappresentato, oltre all’agricoltura, l’economia di questa parte di Sicilia. Basta poi spostarsi di qualche chilometro per trovare suoli caratterizzati da elevate concentrazioni di potassio e calcio.
E così, puntando sul terroir, nell’arco di qualche anno i vini dell’azienda hanno ottenuto il rapido consenso dei consumatori che hanno premiato la filosofia produttiva aziendale. “Abbiamo subito puntato su un rapporto qualità/prezzo estremamente competitivo – spiega Giovanni Greco – che ha consentito di penetrare rapidamente nei mercati”.
Un trend di crescita in graduale ascesa che dalle 100.000 bottiglie del 2004 ha raggiunto le 700.000 di quest’anno e che punta a superare la soglia del milione di bottiglie nel prossimo biennio, per questo l’azienda spera di estendere il proprio business dall’Horeca, dove è già presente, alla grande distribuzione organizzata. La quota di mercato si aggira intorno al 45% in Italia con la presenza dei vini in Lazio, Toscana, Lombardia e Piemonte oltre che in Sicilia, mentre il restante 55% si divide tra Germania, Gran Bretagna, Usa, Svizzera, Cina, Marocco e Giappone.
Numeri che fanno della cantina una vera e propria ambasciatrice del vino siciliano nel mondo.
