Annalisa Ricciardi

La ricetta per superare la crisi? “Tornare al prodotto tradizionale. Solo così potremo aiutare gli agricoltori e superare il peggio”. Ne è convinto Baudouin Havaux, presidente del Concours mondial de Bruxelles, la cui 17esima edizione si è appena conclusa a Palermo. Chi si industria ogni giorno cercando strategie di marketing innovative per battere la concorrenza o almeno non farsi schiacciare, però, non sta perdendo il suo tempo. “Anche studiare il mercato è importante”, spiega, “ma il segreto è tornare alle origini, evitare troppa tecnologia e lasciare i vini più naturali e originali, e il Concours è una buona opportunità per le piccole aziende che lavorano così, concentrandosi sulla qualità”.

  

Havaux è arrivato a Palermo una settimana prima del Concours per fare in modo che tutto fosse pronto in tempo. Ha accolto quasi trecento persone tra giurati da tutto il mondo e collaboratori e ben due container refrigerati contenenti i settemila campioni di vino, raccolti nelle scorse settimane a Bruxelles. E sulla città che ha ospitato la kermesse dice: “È una meta molto attraente ed è stata una fortuna avere scelto Palermo perché per la prima volta non ci sono state rinunce da parte dei giurati”. “Su oltre 270 degustatori nessuno ha rinunciato per scelta o ha inventato scuse, approfittando per esempio dell’eruzione in Islanda, che ha determinato la cancellazione di molti voli”, confessa, “sono stati tutti entusiasti di venire qui, l’hanno considerata una vera opportunità, e quei pochi che non ci hanno raggiunto non hanno potuto perché bloccati negli aeroporti più disparati, da Singapore a Parigi”.

  

La collaborazione con l’Istituto vite e vino è stata fondamentale. “Si tratta di una competizione molto grande che richiede molto impegno, compreso quello di trovare la sala adatta”, racconta, “a Palermo non riuscivamo a trovare una sala da degustazione abbastanza grande e dall’Istituto ci hanno aiutato a trovarla”. In realtà l’Irvv ha letteralmente triplicato gli spazi. “Le degustazioni sono state fatte all’interno della struttura principale, che per l’occasione è stata ampliata con una tensostruttura”, precisa, “mentre i campioni ancora da degustare sono stati raccolti in una struttura realizzata ad hoc, tra il capannone e il mare”.

  

Havaux conosce bene la Sicilia, l’ha visitata spesso sia per vacanza che per lavoro: “L’ultima volta ero venuto per Sicilia En Primeur”, dice. E i suoi vini siciliani preferiti sono il Nero d’Avola che, dice “è impossibile trovare in altre parti del mondo” e tutti i vini da vitigni autoctoni. “Per me è importante associare i vini al territorio da cui provengono”, spiega, “non sceglierei mai ad esempio uno Chardonnay o un Sauvignon siciliano, non ha senso per me, soprattutto considerando che avete tantissimi vitigni autoctoni”.

  

Il suo vino preferito in assoluto? Non esiste. “Ho un vino preferito diverso per ogni momento diverso e per ogni piatto”, confessa, “in generale non amo i vini in cui si sente troppo il legno, preferisco quelli più naturali”. Il vino perfetto? La ricetta di Havaux è avere la mente aperta alle innovazioni e tanto amore. E il vino che vincerà il Concours? “Normalmente viene premiato il 25% dei campioni”, spiega, “per cui quest’anno dovrebbero vincere circa duemila vini”. I risultati li avremo solo tra cinque giorni e 20 ore, come si può leggere dal contatore in tempo reale che si trova sul sito www.concoursmondial.com.

 

La meta 2011 della kermesse sarà Lussemburgo, capitale dell’omonimo Paese. “Dopo una regione vitivinicola del Sud Europa dovevamo sceglierne una del Nord, più vicina a Bruxelles", spiega, "e tra i Paesi che ancora non sono stati visitati c’era il Lussemburgo che, anche se non è molto nota da un punto di vista enologico, rappresenta un’area molto interessante”. Il prossimo appuntamento col Concours è, dunque, per lunedì 3 maggio quando l’esperienza siciliana si concluderà definitivamente e ci sarà l’effettivo passaggio di testimone da Palermo a Lussemburgo, prossima capitale del vino.