Alessio Ferlazzo

Il prossimo 28 maggio a Raddusa, presso il centro "Citta’ del Grano", si terra’ il convegno "Sistema qualita’ e tracciabilita’ del grano duro in Sicilia – attivita’ 2010" organizzato dall’Assessorato alle risorse agricole e alimentari, dal Consorzio di Ricerca Gian Pietro Ballatore e dall’unita’ di ricerca la valorizzazione qualitativa dei cereali del CRA di Roma. Il sistema qualita’ e tracciabilita’ del grano duro in Sicilia consentira’ di monitorare la qualita’ del grano duro siciliano e permettera’ di effettuare, presso i centri di ammasso che aderiscono al sistema, uno stoccaggio differenziato per partite omogenee. Ogni anno passano sotto la lente di 33 analizzatori all’infrarosso, dislocati presso altrettanti centri di ammasso siciliani, oltre 10.000 lotti di grano duro, per ognuno dei quali sara’ emesso un certificato di analisi che fornira’ al granicoltore, un elemento valido per la contrattazione e la valutazione delle performance perseguite attraverso le proprie scelte colturali. Un sistema informatizzato consentira’ di registrare ogni singolo passaggio del lotto di grano duro, perseguendo la tracciabilita’, attraverso un sistema controllato che contribuisce a dare valore alla sicurezza alimentare per la filiera siciliana. Il sistema, certificato ISO 9001 e ISO 22005, e’ la base per la certificazione della pasta e del pane di grano duro siciliano, obiettivo di un progetto ambizioso che l’Assessorato alle risorse agricole ed alimentari, con la collaborazione del Consorzio di Ricerca "Ballatore" sta portando avanti da alcuni mesi e al quale hanno gia’ aderito 7 pastifici regionali. Durante il convegno sara’ presentata infatti la bozza di un accordo di filiera sul grano duro e sui prodotti derivati, finalizzato a sostenere il marchio "Pasta di grano duro siciliano" e che mira a generare un sistema virtuoso ed organizzato per riconoscere, agli operatori che sostengono una cerealicoltura di qualita’, una migliore remunerazione delle produzioni. E’ un segnale importante in un momento di crisi del settore, in cui sono evidenti i cenni di disaffezione da parte dei granicoltori per la coltura del frumento duro, che ha visto recentemente ridurre le superfici destinate alla coltivazione di circa 100.000 ettari assestandosi a circa 225.000 ettari.