Annalisa Ricciardi

Un baglio del ’500 incastonato in un vigneto di 50 ettari a mille metri d’altitudine, di fronte il bosco della Ficuzza, nel Palermitano, con un panorama mozzafiato che va dall’Etna, alle Eolie, al golfo di Castellammare in provincia di Trapani. Si tratta di Case Buceci, un baglio antico che ha attirato anche Giuseppe Tornatore. Qui sono state infatti girate alcune riprese del suo ultimo lavoro, Baarìa.

 

Una cornice suggestiva, insomma, che è anche il cuore della cantina Buceci, guidata da Franco Calderone. “La mia avventura nel mondo del vino è iniziata quando avevo 23 anni e mio padre mi affidò la gestione dell’azienda di famiglia”, ricorda il manager, “allora decisi di impiantare, in una terra brulla destinata a seminativi, le prime vigne”. Calderone immaginava già allora, insomma, che dove prima c’era frumento un giorno ci sarebbe stata una coperta di vigneti. “Avevo in mente un sogno, un’idea di come sarebbe stato, e piano piano l’ho realizzata”. Un territorio legato anche alla storia. “Ci troviamo su Pizzo Parrino”, racconta, “un posto in cui si trovavano insediamenti arabi per controllare lo scambio di merci da Palermo ad Agrigento”.

 

I vigneti si trovano nel territorio di Santa Cristina Gela in zona Doc Monreale della quale l’Azienda è stata la prima produttrice, ma dal 2006 Calderone ha anche una nuova cantina, a Marineo. “Dopo dieci anni in cui facevo vinificare le mie uve presso altre strutture, ho capito che per ottenere i migliori risultati dovevo seguire più da vicino la lavorazione”, precisa Calderone, “e oggi i risultati mi danno ragione”. Da qualche anno infatti i vini dell’azienda ricevono periodicamente riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. L’ultimo arriva dal concorso internazionale di Hannover, dove il blend bianco di Inzolia e Chardonnay è stato inserito tra i dieci migliori vini bianchi del mondo.

 

Ma la scommessa di Calderone è il Pinot nero. “Questo vitigno è davvero difficile da coltivare”, spiega, “ma grazie all’altitudine e alla forte escursione termica tra il giorno e la notte di 27-28 gradi riusciamo ad ottenere un prodotto che altrove, in Sicilia, sarebbe impossibile produrre”. In purezza è un vino molto apprezzato. In blend col Cabernet Sauvignon dà vita a Don Carmè. “Si tratta di un prodotto che seguo con una cura particolare”, dice, “e l’ho dedicato a mio padre perché a lui devo molto, mi ha sempre sostenuto e aiutato”. Altri vitigni coltivati in azienda sono il Nero d’Avola, il Merlot e tra i bianchi, il Catarratto.

 

Da grande lavoratore, Calderone fa quasi tutto da sé in cantina, anche se spera in un prossimo futuro nell’aiuto delle sue figlie. “Simona studia enologia a Marsala e Martina Economia, ramo gestione aziendale”, spiega, “spero che vadano all’estero e poi tornino qui per applicare quello che hanno aprreso”. “Come diceva Lord Baden-Powell”, prosegue, “dobbiamo lavorare per lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato”.

 

Tra i suoi progetti per il futuro, c’è quello di realizzare in cantina una struttura ricettiva turistico-alberghiera e, per continuare la sua scommessa sull’altitudine, anche uno spumante.

 

Azienda agricola Buceci. Via Unità d’Italia, 3 – 90035 Marineo (Palermo). Telefono e fax:+39.091.8726367. Sito: www.bucecivini.it.