Roberto Rizzuto

Sono tanti i modi con cui valorizzare un territorio, quello più immediato ed efficace è il cibo. Lo hanno ben capito Calogero Pintaudi e Pasqualino Lazzaro che sono riusciti a creare un evento di grande portata culinaria a Militello Rosmarino, un paesino nel cuore dei Monti Nebrodi, in provincia di Messina.  Per due giorni, quattro importanti chef si sono dati appuntamento a Militello Rosmarino, per interpretare piatti a base di suino nero dei Nebrodi. Questo presidio Slow Food si presta molto bene alle elaborazioni gastronomiche per preziosità della sua carne. Il suino nero dei Nebrodi viene allevato en plein air nei boschi dei Nebrodi. Di taglia piccola, questo suino, grazie alle sue doti di grande camminatore ed alla capacità di adattarsi alle fredde temperature dei boschi dei Nebrodi, possiede una quantità di lardo molto rilevante e nello stesso tempo molto ricco acidi grassi polinsaturi, che rappresentano la parte buona del colesterolo.  In cucina viene utilizzato da secoli, se non da millenni e la sua versatilità si sposa bene con le pietanze più tradizionali della nostra cultura gastronomica. I quattro personaggi principali di questa Kermesse sono stati: Sergio Mei, executive chef del Four Season di Milano, di origini sarde, che è riuscito a dare una dimensione nazionale a piatti tipicamente nebroidensi; Carmelo Chiaromonte, il “cuciniere errante”, che ha portato la cultura ragusana nella cucina del suino; Giuseppe Pappalardo, chef e docente da Palazzolo Acreide, che ha applicato la sua grande abilità di tecniche di cottura; Calogero Pintaudi, grande esperto del territorio dei Nebrodi ed uno dei migliori interpreti proprio dei piatti di suino nero. L’evento dedicato al suino nero dei Nebrodi e presentato dal fiduciario Slow Food, Saro Gugliotta, si è aperto con un gran buffet in cui erano esposti tutti i trasformati del suino nero, dalla fellata, alla salsiccia secca, alla pancetta, al guanciale ed al prosciutto crudo tagliato in diretta da due abili norcini. Si è passato quindi ad uno stuzzichino con un abbinamento di fave fresche e tocchetti di musetto di suino nero dei Nebrodi. L’antipasto, molto equilibrato, era la classica spalletta di suino nero, tagliata sottile, affumicata e marinata al ginepro e presentata su un letto di insalata di finocchi e capperi di montagna. Il primo piatto, molto originale, era rappresentato da alcuni ravioli ripieni di verdure stagionali dei Nebrodi, adagiati su un saporito ragù di suino nero, da qui il titolo del piatto : I Nebrodi nei ravioli, i ravioli nel suino nero. Per il secondo piatto abbiamo assistito ad una “verticale di suino nero”, un pietanza di ispirazione araba, per la cui complessa preparazione, un norcino ha effettuato ben sette tipi di tagli. Il piatto era composto da un cosciotto di suino nero, che dopo una cottura sottovuoto, è stato farcito con ben 25 elementi, che hanno donato sensazioni di piacevolezza, fra il dolce dei datteri secchi e dell’uva passita di Zibibbo, le mandorle e le nocciole e la freschezza della mentuccia. A completare il piatto, il carrè arrosto, con semi d’anice ed una salsa al mamertino, in una esplosione di gusto, in cui comunque la ricchezza del piatto, non impediva di apprezzare i singoli ingredienti. Dopo un intermezzo costituito da un cucchiaio di gelatina di suino con succo di arancia amara, detta “zuzzu”, si è passati a dolci tipicamente ragusani, quali “mpanatigghia” e “cutumè” con miele dei Nebrodi. Tutto il pranzo è stato accompagnato da un Mamertino doc rosso del 2005 ed un Mamertino doc rosso riserva del 2004. La seconda giornata di questo evento è stata intitolata “Neri di Sicilia”, ispirata da un gemellaggio fra il comune di Militello Rosmarino, città del suino nero dei Nebrodi e Grotte, in provincia di Agrigento, comune del nero d’Avola d’alta collina. Dopo la firma del gemellaggio da parte del sindaco di Militello, Calogero Lo Re e del sindaco di Grotte, Paolo Pilato ed un’approfondita relazione sul suino nero, da parte di Enzo Pruiti, responsabile della Soat di Castell’Umberto, il workshop si è animato con l’intervento dei quattro chef, che, davanti ad un folto pubblico, hanno ribadito il concetto che il suino nero dei Nebrodi possa rappresentare un importante veicolo di attrazione turistica di un territorio. Gli chef hanno inoltre confermato la teoria che la ristorazione di qualità possa essere concepita come ambasciatrice dei valori di un territorio ed essere il mezzo più immediato per la conoscenza dei beni dello stesso territorio.