Salvatore Parlagreco

Subhash Arora è un signore che ha superato la mezza età e crede che la vita con l’andare del tempo migliori invece che peggiorare. E’ probabile che il suo ottimismo provenga dal piacere della tavola: mangiare e, soprattutto, bere bene. Il vino è la sua passione, e forse qualcosa di più visto che ricopre la carica di Presidente dell’Accademia indiana del vino ed è editore di un giornale online (Wine & Food e Newsletter).

Subhash Arora conosce il vino italiano ed apprezza, in modo particolare il vino siciliano. E quando cita il Nero d’Avola i suoi occhi luccicano. Non solo per la qualità del vino ma per il fatto che ha scoperto che il Nero d’Avola sembra fatto per compiacere i cittadini del suo Paese.

Subhash Arora ha partecipato alla “Press & Buyers” organizzata all’Hotel Borsa di Palermo dall’Istituto regionale per la vite e il vino, che così prosegue nel suo percorso di comunicazione “internazionale” attraverso gli incoming con giornalisti ed importatori. Stavolta è stata dedicata maggiore attenzione ai Pesi emergenti del Bric, India e Brasile su tutti.

“I vini siciliani meritano di più di ciò che finora hanno avuto”, esordisce il signor Subhash Arora, compiaciuto. “Mi piacciono più dei vini toscani e piemontesi. Inoltre hanno un rapporto costi-qualità più vantaggioso”, prosegue.

Quali sono le sue caratteristiche migliori?

“Le uve autoctone sono davvero interessanti, sono bene accolte nel mio Paese, sono vicine al palato indiano”.

Quali vini, a suo avviso, meritano una particolare attenzione?

“Non voglio fare classifiche, commetterei degli errori e sarebbe difficile compilarle. Posso dire che trovo eccellenti, per esempio, il Grillo, l’Inzolia, il Cataratto, il Caricante dell’Etna. Trovo il caricante meraviglioso e complesso. Forse è proprio per questo che agli indiani piace il vino siciliano. Sono complessi come il vostro vino”.

E il Nero d’Avola?

 

“Merita un discorso a parte, è un vino che va bene per la cucina indiana. Trovo particolarmente importante che sia prodotto in varie territori dell’Isola e abbia quindi caratteristiche diverse. Quello di Noto è diverso dal Nero d’Avola del trapanese”.

Che futuro pronostica, signor Subhash Arora?

“Sono ottimista, se il vino siciliano si farà conoscere, vincerà la sua battaglia e verrà apprezzato ovunque. Il Nero d’Avola è diventato il simbolo della Sicilia. Va bene anche nel blend. Cambia la personalità, resta la qualità. I prezzi sono abbastanza buoni. Bisogna tenerli bassi perché le tasse indiane sono terribili, arrivano al 400 per cento”.