Nera come la terra di natura vulcanica di cui è fatta, nera come il colore dell’Africa, la cui costa è più vicina a Pantelleria di quella siciliana. Spazzata da forti venti che ripuliscono il cielo dalle nuvole, mantenendo rare le precipitazioni, di cui il cielo, tetto di quest’isola assetata, è già avaro. Rappresenta uno dei punti estremi non solo del territorio nazionale, ma anche del continente europeo: una marginalità che ne è divenuto tratto distintivo.
Dall’ingegno delle popolazioni trovatesi a cospetto della sete, della fertilità dei suoli vulcanici ricchi di sostanze minerali, preziosità degli agrumi, e impetuosità dei venti, il territorio pantesco risulta plasmato. Gli olivi si sviluppano radenti al suolo, e le viti vengono tenute basse, protette da conche scavate nella terra che le difendono dai venti e convogliano verso la pianta ogni goccia d’acqua.
L’impulso dato dalla civiltà arabo-islamica nell’isola è ancora forte: nella coltivazione dello Zibibbo, ma anche nella presenza dei dammusi, abitazioni a cupola dalla caratteristica forma a cubo, spesso imbiancate a calce segnando un forte contrasto cromatico col nero prevalente del paesaggio: un capolavoro di ingegneria povera.
I vini di questa meravigliosa isola in cui si vuole individuare la mitica Ogigia, regno di Calipso, risultano unici e irripetibili al mondo. Dal vitigno denominato Moscato d’Alessandria, o Zibibbo, si ottiene uno dei più antichi e pregiati vini da dessert, del quale si sa che anche Giacomo Casanova ne offrisse un bicchiere alle sue amanti. Dal sapore fruttato al dattero o all’albicocca, intensamente profumato, possiede un colore ambrato, carico brillante come d’oro antico. Si affacciano anche prodotti innovativi per questo territorio: rossi corposi ed austeri che sorprendono i palati più fini ed esigenti.
