Salvatore Parlagreco

Giovanni Bacigalupo, direttore generale della Vector International, sede a San Paulo do Brasil, è convinto che i vini siciliani nel suo Paese abbiano un futuro roseo, a patto però che si faccia qualcosa in più per farli accettare. Che cosa? “Renderli più appetibili. Come? “Abbassando i prezzi”.

Fin qui è chiaro, ma quando Bacigalupo ci riferisce che in Brasile, specialmente a San Paolo, il cuore pulsante della nazione, il Brunello di Montalcino sta i cima alla graduatoria dei vini italiani, la questione diventa una specie di enigma.
“I prezzi del Brunello variano da 100 a 500 euro”, precisa Bacigalupo.

Allora, direttore, il costo della bottiglia non ha un rilievo essenziale?

“Mi spiego meglio, altrimenti possono sembrare contraddittorie le mie affermazioni. Il fatto è che il Brunello è conosciuto, è entrato a vele spiegate, si è fatto la fama di un ottimo prodotto. I brasiliani investono anche somme ingenti quando scelgono sul sicuro, mentre diventato parsimoniosi quando devono investire nella ricerca del buon vino”.

Quale sarebbe, dunque, la politica da adottare per il vino siciliano?

“I vini siciliani hanno cominciato con il passo giusto, i prezzi erano contenuti ed hanno guadagnato posizioni, poi c’è stato un balzo in avanti, al rialzo, che da determinato una frenata. Ora occorre calmierare, essere competitivi sul piano dei costi ed allora andrebbe tutto bene”.

Giovanni Bacigalupo ha partecipato alla manifestazione organizzata dall’Istituto regionale vite e vino, denominata “Press & Buyers”, svoltasi a Palermo nei giorni scorsi. Le sue considerazioni sono state attentamente ascoltate sia da produttori quanto dai dirigenti dell’istituto.

La raccomandazione del direttore della Vector, pare di capire, sarà accolta. Come? Dando la sicurezza del buon prodotto ai brasiliani, si afferma all’unisono negli ambienti dell’Istituto e fra i produttori. Con una buona comunicazione e una qualità dei prodotti inattaccabile.

Dottor Bacigalupo, lei conosce a fondo la realtà dei vini siciliani?

“Sono venuto in Sicilia ben quattro volte negli ultimi tempi, credo di avere acquisito una buona conoscenza, ho già partecipato ad un workshop sull’Etna prima di Palermo. Apprezzo la varietà dell’offerta siciliana, il vino siciliano ha futuro, non c’è dubbio”.

Si è fatta un’idea della diversità e dei livelli di qualità fra i vari prodotti?

“C’è una straordinaria diversità, il livello è sempre alto, ho avuto nuove conferme proprio durante questa mia visita, ho riscontrato i grandi progressi che sono stati fatti, sono rimasto impressionato dalla produzione di Campobello di Licata, tanto per citare qualcosa”

Quale tipologia di vino piace ai brasiliani?

“Il Nero d’Avola. Si sa ancora poco dei vini dell’Etna. Le altre regioni italiani hanno mantenuto il prezzo, la Sicilia ha alzato i prezzi: per affermarsi bisogna stare nei costi. Faccio un esempio? Il primitivo pugliese ha un buon prezzo e si afferma facilmente in Brasile”

I consumatori brasiliani sono “educati” al vino?

“No, siamo ancora ai primi passi o quasi, a livello popolare, ma nelle classi medio alte, a San Paolo (dove si consuma il 70 per cento del prodotto) c’è chi non bada a spese pur di gustare un buon vino. Abbiamo grandi ristoranti e nei piccoli ristoranti si vedono i sommelier. E’ un buon segno. A San Paolo ci sono alcuni fra i migliori ristoranti del mondo. I brasiliani stanno imparando a bere bene, il fatturato è aumentato, il valore aggiunto della qualità è decisivo”.

Apprezzate solo il nero d’Avola?

“So bene che c’è dell’altro, ma ci vuole tempo. Punterei anche sul Grillo, il Cataratto. Per ora vanno Brunello, Amarone e Chianti sono molti richiesti, perché sono più noti. Bisogna confrontarsi con il parametro della conoscenza. La comunicazione è importante, stiamo lavorando con l’Istituto ad un progetto: manifestazioni a San Paolo, dedicate al vino siciliano. L’Istituto lavora bene, riusciremo ad avere successo”.