Annalisa Ricciardi

Mancano due giorni all’inizio del Concours Mondial di Bruxelles e Palermo sembra essere ormai pronta ad accogliere questa kermesse internazionale. Gli allestimenti all’ex deposito delle locomotive di Sant’Erasmo sono a buon punto e i primi protagonisti sono già arrivati in città, accolti da Leonardo Agueci, presidente dell’Istituto regionale Vite e vino, partner e promotore dell’iniziativa in Sicilia. Tra loro anche Karin Meriot, ambasciatrice in Italia del Concours che, assieme ad altri 11 ambasciatori in tutto il mondo, ha il compito di affiancare il presidente, Baudouin Havaux, e il suo staff nella gestione della macchina organizzativa.

 

Quando e come si è avvicinata al mondo del vino?

Per puro caso. Mi avevano affidato vent’anni fa la promozione dei vini siciliani nello spazio promozionale all’interno di Cité mondiale du vin di Bordeaux in Francia e lì ho scoperto la produzione vinicola siciliana e il mondo del vino in modo più generico.

 

Com’è cambiato il Concours mondial dal primo anno in cui è stato organizzato ad oggi, oltre a diventare itinerante?

È diventato più grande, molto più professionale e specifico. Di pari passo alla crescita del numero di campioni pervenuti dai produttori abbiamo migliorato ogni anno le nostre competenze. Le tecniche e le schede di degustazione hanno subìto un’evoluzione, così come il nostro marketing. All’inizio la gestione era più “familiare”, mentre oggi è diventato un evento dall’indiscutibile professionalità. Aumentando i campioni proposti, migliora anche il modo di lavorare. Il primo anno i campioni presenti ai banchi di degustazione erano 980, quest’anno poco meno di 7000.

Il nostro lavoro principale è quello di dare ai produttori la certezza che lavoriamo nel modo più serio possibile. I degustatori che coinvolgiamo nell’evento sono la parte più importante per garantire un elevato standard professionale al concorso. Lavoriamo per portare a termine delle degustazioni che poi porteranno a premiazioni degne di fiducia.

 

Lei è l’ambasciatrice del concorso in Italia, che ruolo ha avuto questa nazione nell’ambito del Concours e come è cambiata la presenza delle aziende italiane e dei vini italiani nel corso degli anni?

Questo è il secondo anno in cui ho ripreso il mio posto all’interno dell’organizzazione del concorso. L’anno scorso sono riuscita a portare per l’Italia 600 campioni, quest’anno 900. Quest’anno in particolare ho cercato di lavorare di più con le regioni per cercare di diffondere maggiormente l’informazione relativa al concorso visto che in Italia, a livello istituzionale, il concorso è ancora un po’ sconosciuto. Il lavoro essenziale è per l’Italia è stato dunque incentrato sulla comunicazione per far scoprire a tutte le aziende italiane come lavoriamo e cosa proponiamo. Questo lavoro d’informazione presso le istituzioni, in modo che loro potessero comunicare l’evento alle aziende di cui sono responsabili, è stato premiante restituendoci un primato italiano di partecipazione attestato a quota 949 etichette.

 

Quanto tempo ci vuole per preparare il Concours?

Un anno. È un lavoro di ogni giorno. Appena finiamo quello di Palermo cominceremo a lavorare sulla comunicazione dei risultati mantenendoci in contatto con le aziende e con le istituzioni. Più avanti, tramite una fiera vitivinicola a Bruxelles, Megavino, ogni anno facciamo la promozione di tutti i vini premiati dei diversi Paesi presso il pubblico del Benelux. Di seguito iniziamo a gennaio a preparare le cartelle, a tradurle. È, insomma, un lavoro costante.

 

Quante persone lavorano per raggiungere lo standard di qualità che ha reso il Concours famoso nel mondo?

Una decina a tempo pieno alle quali si affiancano ogni anno altre professionalità. A Palermo, per esempio, ci saranno 80 allievi della scuola alberghiera Paolo Borsellino che si avvicenderanno ai tavoli di degustazione per servire i vini. Complessivamente, dunque, questa settimana a Palermo saranno impiegate più di cento persone.