Annalisa Ricciardi

“Bere ottima qualità in piccole quantità”. È questo il consiglio di Giorgio Calabrese, nutrizionista e neo presidente dell’Onav, ospite presso il San Paolo hotel di Palermo nel pomeriggio di lavori organizzato nell’ambito del Concours mondial di Bruxelles. Secondo l’esperto, bisogna “bere l’acqua e mangiare il vino”, perché il vino è un alimento ricco di sostanze benefiche ma non bisogna abusarne. “I giapponesi vivono in media due anni più di noi”, prosegue, “è certamente una questione genetica ma la ricetta della longevità la possiamo scrivere da giovani, ad esempio evitando di bere prima dei 17 anni perché solo allora il nostro fegato può iniziare a proteggerci dall’alcool”.

 

 

Ad illustrare al pubblico, fatto di componenti della giuria ed esperti provenienti da tutto il mondo, quello che la Sicilia offre in termini di marketing territoriale per la promozione del vino sono stati Dario Cartabellotta, direttore dell’Istituto vite e vino e il giornalista Fabio Piccoli. “Ciascun vino in Sicilia ha una storia da raccontare”, ha spiegato Cartabellotta, “dobbiamo imparare a promuovere il vino partendo da territorio, arte, cultura, anche spettacolo: non dimentichiamo che le Terre del Gattopardo, dove si producono ottimi vini, sono collegate al romanzo di Tomasi di Lampedusa che poi è diventato anche un film che ha fatto il giro del mondo”. Dopo una carrellata di immagini suggestive, Fabio Piccoli ha infine mostrato tutte le località balneari che si possono trovare in Sicilia ed ha concluso con una lista di aziende suddivise nei 17 territori. “Non dimentichiamoci”, ha precisato, “che senza produttori non ci sarebbe vino”.

 

 

Anche le grappe protagoniste nel workshop dedicato dal titolo "La grappa: eccellenza italiana da Nord a Sud". Un importante momento per conoscere più a fondo il mondo di questo eccellente ed inconfondibile distillato esclusivamente italiano. Ha introdotto i lavori Giancarlo Conte, titolare della distilleria Trapas – Conte Alambicco di Sicilia, e a seguire Cesare Mazzetti, Presidente dell’Ing, Istituto Nazionale Grappa sponsor e patrocinatore del concorso, ha spiegato la funzione e il valore dell’istituto e il "fenomeno grappa" al giorno d’oggi.

 

 

“Per la prima volta, approfittando di un’importante occasione come quella del Concorso Mondiale – dice Mazzetti – abbiamo avuto modo di svolgere il nostro Consiglio Amministrativo in Sicilia. La grappa, distillato esclusivamente italiano, gareggia tra gli spirits del Concours con ben 48 etichette. E’ questa un’importante occasione colta per rilanciare a livello mondiale questa eccellenza del Made in Italy enologico. Tra queste ovviamente non poteva mancare la grappa siciliana. I distillati siciliani stanno acquistando una posizione preminente grazie alla loro qualità in ascesa capace di collezionare riconoscimenti importanti in Italia e all’estero.”

 

 

A completamento del panorama italiano della grappa, Mariacarla Bonollo ha illustrato la grappa degli Appennini, mentre ha trattato le grappe dell’arco alpino Bruno Pilzer, moderatore del workshop, enologo e consulente presso uno dei maggiori Istituti agrari in Italia, quello di San Michele all’Adige.

 

 

La Sicilia enologica si presenta ai banchi di degustazione dei giurati del Concours Mondial de Bruxelles oltre che con i suoi vini rossi, bianchi e rosé, anche con un nuovo trend costituito da numerose etichette di grappe e distillati. Una nuova tendenza dalle radici antiche. Il settore della distillazione in Sicilia, infatti, non nasce oggi. In passato sono state presenti sul territorio fino a dieci strutture che facevano della distillazione una delle attività principali nel settore enologico siciliano. Un background di conoscenze importante, una lunga tradizione che viene messa al servizio dell’innovazione e dei raffinati gusti dei consumatori odierni.

 

 

“Forse molti non sanno che la Sicilia, con notevoli quantità di produzione sfusa – spiega Giancarlo Conte, Vice presidente dell’IRVV della Regione Siciliana – è stata ed è una delle regioni produttrici più importanti di acquavite di vino e Brandy. Se in passato, i casi di prodotti imbottigliati però erano rarissimi, oggi la distilleria siciliana ci ha messo la faccia, ha preso coraggio e ha deciso di imbottigliare con propri marchi e proprie capacità imprenditoriali. È in atto un processo di sviluppo che contempla nuove strategie di produzione ma anche di comunicazione, capaci di valorizzare l’enologia dell’isola anche attraverso i suoi sottoprodotti. Si va così definendo un più alto profilo qualitativo senza perdere, però, l’elemento territoriale e la capacità di rappresentare una vocazione intimamente siciliana”.

 

 

Oggi le quattro principali distillerie siciliane sono la Conte Alambicco di Sicilia, Distellerie F.lli Russo, Distilleria Giovi e Distilleria Bianchi. Tra le grappe siciliane più interessanti le monovitigno di autoctoni come Nero d’Avola, Zibibbo, Grillo e Inzolia.