John Horsemoon

All’ultimo Rally di Germania la Volkswagen ha presentato la Race Touareg 3, ultima arma con cui il gruppo di Wolfsburg andrà all’attacco della prossima Dakar, che si correrà di nuovo in Sudamerica. Ma l’occasione ha dato modo agli addetti ai lavori di misurare l’interesse della casa tedesca per il Mondiale Rally. Il due volte campione del mondo rally Carlos Sainz ha guidato una Scirocco alimentata a gas come apripista, mentre Kris Nissen – responsabile motorsport della VW – non ha nascosto l’interesse per le corse su strada. «Stiamo studiando la questione da più di un anno. Pensiamo che sia interessantissimo e non ne abbiamo mai fatto un segreto» ha dichiarato Nissen, che ha sottolineato come la VW sia «felicissima di vedere la Mini (nel mondiale rally, ndr)» e tre costruttori impegnati dal prossimo anno. Proprio l’ingresso della BMW, con il brand Mini, avrebbe avuto l’effetto di velocizzare il processo decisionale per l’ingresso nei rally.

 

La VW non può lasciare campo libero ad un competitor così importante come la casa di Monaco. Mini si appoggerà alla Prodrive, la factory di David Richards, già partner della Subaru. Nel 2011 la Mini WRC, costruita sulla base della Countryman 4 porte a trazione integrale, sarà presente in qualche appuntamento del calendario iridato, per poi partecipare all’intero campionato dal 2012. Secondo Nissen, dal momento in cui verrà presa la decisione di entrare nei rally, la VW impiegherà due anni per preparare un modello, scelto nella gamma tra i modelli di punta Polo, Golf e Scirocco. Si ritiene però che questo lasso di tempo possa essere decisamente più breve, che la decisione sia già stata presa e che sarà annunciata nel prossimo gennaio, in occasione della Dakar in Argentina.

 

La VW potrebbe usare i rally per testare nelle corse tecnologie a basso impatto ambientale, in coerenza con l’obiettivo industriale di diventare leader delle vendite di auto ecocompatibili entro il 2018. Altri due costruttori stanno valutando il proprio interesse per il Mondiale Rally, la Toyota e la Saab. Per la casa delle Tre Ellissi sarebbe un rientro, dopo l’abbandono nel 1999 a favore della Formula 1. Per la Saab, invece, il ritorno dei rally è sarebbe un ritorno al passato più remoto. La casa svedese è stata protagonista delle corse su strada negli anni 60 e 70 dello scorso secolo. Di recente, la Saab è stata acquisita (e salvata) dalla Spyker, una factory olandese di vetture sportive presente nel passato anche in F1 e protagonista delle gare di durata come la 24 Ore di Le Mans.

 

Proprio come la Mini, la Saab cercherebbe di rinverdire i fasti degli anni d’oro e potrebbe correre con un nuovo modello, la 9-2, costruita proprio per competere con le Mini. La Toyota invece rientrerebbe una Yaris o una Auris, riproponendosi in una disciplina di cui ha vinto per tre volte il titolo costruttori nel 1993, 1994 e 1999. Tutto questo interesse per il Mondiale Rally è comprensibile, considerato il nuovo regolamento tecnico con il motore 1600 turbo e diverse limitazioni, nell’ottica del downsizing, del risparmio energetico e dell’abbattimento dei costi. Peraltro il motore 1600 turbo sarà lo stesso di quello adottato nel Mondiale Turismo, così da consentire ad un costruttore di impegnarsi sui due fronti con un deciso abbattimento dei costi. Sarà così, per esempio per la BMW, e potrebbe essere così anche per la Toyota, che studia l’ingresso nel Mondiale Turismo a partire dal 2013. Con VW, Toyota e Saab potrebbero diventare ben 5 i grandi costruttori impegnati nelle corse su strada, disciplina per la quale si attende un grande sviluppo negli anni a venire.

 

Resta incomprensibile invece il silenzio del Gruppo Fiat, apparentemente non interessato ad un rientro in pianta stabile nei rally mondiali, men che meno nel Mondiale Turismo. Una scelta miope, perché fino a quando ci saranno macchine da vendere, ci sarà qualcuno che vorrà identificarsi con il loro utilizzo nelle corse. A prescindere dalle motorizzazioni usate e dalle fonti di energia adottate.