John Horsemoon

Sul circuito di Singapore non deve aleggiare una aria salubre, perché troppe sciocchezze sono state fatte all’ombra dei riflettori che ne illuminano il tracciato. Come ricorderete, proprio su questo circuito nel 2008 alla Renault si inventarono un escamotage a favore di Alonso (lo stesso pilota che guida la Ferrari oggi…), chiedendo al povero Nelsinho Piquet di andare a fracassare la propria monoposto sulle barriere, per favorire l’ingresso della Safety Car e aiutare il pilota asturiano (sempre Alonso…) a vincere la gara. Un comportamento antisportivo, sanzionato in seguito dal Tribunale Internazionale della FIA con la squalifica a vita (boom) di Flavio Briatore (mandante) e Pat Symonds (che comunicò a Piquet l’ordine), mentre solo una reprimenda colpì Piquet Jr., che però ha visto la propria carriera interrompersi nel momento in cui “denunciò” i fatti, come ritorsione per la mancata riconferma alla guida della Renault di F1.

 

Più vicina alla cronaca sportiva è la gara di quest’anno, in cui Felipe Massa e Lewis Hamilton sono stati protagonisti di alcune scaramucce, sia durante le prove di qualifica che in gara. E ricorderete come Massa, infuriato per essere stato tamponato da Hamilton al 12° giro in gara, alla fine abbia rimbrottato il pilota della McLaren, reo di avergli rovinato il gran premio.

 

La Formula One Management Ltd di Bernie Ecclestone, che cura i diritti commerciali della F1, ha oggi pubblicato gli highlights della gara di Singapore e – udite udite – ad un certo punto si sente la voce di Robert Smedley (ingegnere di pista di Massa) dire via radio al proprio pilota “Hold Hamilton as much as we can. Destroy his race as much as we can. Come on boy” (Teniamo dietro Hamilton più che possiamo, distruggiamogli la corsa più che possiamo, forza, ragazzo! t.d.r.). Si noti che le comunicazioni tra piloti e box sono trasparenti e vengono registrate a cura della FIA e della FOM, perché costituiscono parte integrante della manifestazione sportiva. Il loro ascolto non è criptato, tanto che le squadre “si spiano” vicendevolmente e, di conseguenza, spesso usano dei linguaggi in codice, che però devono essere spiegati all’autorità sportiva in caso di necessità dai dirigenti sportivi dei team, in caso di diatriba tra team o di sospetto di comportamento illecito.

 

Ordinare ad un pilota di “tenere dietro” un avversario non rientra nell’accezione di illecito sportivo, ma se venisse confermato il messaggio radio di Smedley a Massa ci sarebbe qualche problema, perché il limite del lecito sarebbe stato varcato abbondantemente. L’ingegnere della Ferrari avrebbe “ordinato” al pilota brasiliano di “distruggere” la gara di Hamilton. Smedley non ha usato il verbo rallentare (to slow, in inglese), ma “distruggere” (to destroy) e questo costituisce una palese violazione del codice sportivo, infrazione che deve essere sanzionata.

 

Smedley e Massa evidentemente devono essere meno intelligenti di quel che si possa pensare, considerato che la trasparenza delle comunicazioni radio è di pubblico dominio, ma il quesito legittimo è: sono solo loro i responsabili di questo fatto? O c’entra qualcosa anche Stefano Domenicali, che è il team principal (dunque il responsabile legale in pista)? Forse a Smedley e a Massa, inconsapevolmente, è stato fatto pagare il conto del clamore suscitato dopo il Gran Premio di Germania del 2010, quando al pilota brasiliano fu ordinato velatamente di far passare Alonso, impegnato nella “remontada” al titolo, che poi si fermò dietro la Renault di Petrov ad Abu Dhabi? O tutto questo rientra nel novero delle modalità di contrattazione del rinnovo del Patto della Concordia (in scadenza a fine 2012), con modalità simili a quelle in auge tra consorterie di ben altro profilo culturale (e criminale)?

 

Il comportamento di Hamilton è stato additato da molti addetti ai lavori come esagerato, non intelligente e precipitoso, ma alla luce di quanto è emerso oggi, a Suzuka probabilmente i piloti della F1 dovranno porgere le scuse al collega della McLaren. E a Felipe Massa? Qualcuno a Maranello si passi la mano sulla coscienza e se si sente minimamente responsabile di aver abusato dello stato di soggezione psicologica del pilota brasiliano se ne assuma la responsabilità subito. Con le dimissioni.