Il sole che splende e non offende. Si fa largo tra le nubi di questo gelido inverno e illumina gli occhi di Totò Schillaci. Vent’anni fa, con le sue pupille spiritate, ha stregato 60 milioni di italiani. Oggi Totò Schillaci, l’eroe delle notti magiche, è un 45enne lontanissimo dai grandi palcoscenici. Gran parte della sua vita gira attorno al centro sportivo Ribolla, i campi sui quali giocava da piccolo, e che si è comprato da grande per insegnare calcio ai bambini palermitani. Dici Palermo, e quegli occhi tornano a illuminarsi. “I rosanero stanno facendo una grande stagione – attacca Totò -, al di là della partita con il Bari. Al San Nicola la squadra è stata penalizzata dall’espulsione di Liverani che ha fatto sballare tutti gli equilibri. Poi il Bari pratica un gioco molto offensivo, ama esprimersi in velocità: con l’inferiorità numerica è cambiato tutto”.
Ma gli orizzonti rosa sono comunque positivi. Almeno a sentire l’ex Totosàn, così come era chiamato in Giappone. “Il Palermo mi sembra abbastanza in forma – insiste -. Lo vedo bene. Delio Rossi riesce a dare la carica giusta, e lo spogliatoio appare solido”. Ma per Schillaci, la Champions a Palermo è destinata a restare una chimera. “Non ci credo molto – dice -. Se dovesse arrivare il quarto posto, sarebbe un miracolo per la città. Purtroppo l’organico non è completo. I titolari sono forti, ma la panchina mi sembra un po’ corta”.
Ma per uno come Totò non c’è proprio posto all’interno della società? “Sono felice, sto bene lo stesso. Ho il mio centro sportivo, faccio sport, e mi occupo di altre cose. E poi i dirigenti del Palermo stanno facendo un ottimo lavoro, non gli si può dir nulla. In fondo quanti Bergomi ci sono nel calcio? Tanti. Non sempre un simbolo calcistico della città entra in società quando appende le scarpe al chiodo. In ogni caso, anche se dall’esterno, continuerò a tifare Palermo”.
Un sogno inseguito per tanti anni e svanito nel nulla. “Non aver mai vestito la maglia rosanero è un grande rimpianto – spiega -. Volevo chiudere la carriera nella mia città. Sarebbe stata la ciliegina sulla torta. Nel ’97 ero tornato dal Giappone apposta per questo, ma il mio sogno è rimasto tale”.
Ancora qualche mese, ed è già tempo di Mondiale. Le notti magiche sembrano lontane (“L’esperienza più bella" – dice Schillaci, e come dargli torto). Difficile immaginare un attaccante azzurro capace di creare quel magico incantesimo partendo nell’ombra, come aveva fatto Totò. “In questi mesi gli attaccanti cercheranno di mettersi in mostra, ma secondo me Lippi ha le idee chiare. D’ora in avanti ci saranno poche novità. Io mi rivedo un po’ in Quagliarella, per il dribbling e la rapidità. E poi anche a lui piace tirare da lontano. Tra gli stranieri mi somiglia Milito: un altro che vede benissimo la porta”. Non era argentino ma veniva dal Cep, e la porta la vedeva altrettanto bene: Schillaci ha scelto l’esilio dorato in Sol Levante, spendendo là gli ultimi anni di carriera, dopo l’esperienze alla Juventus e all’Inter. “L’Inter vincerà il campionato, ha 24 campioni e non conosce avversari. Sono stato bene in queste due squadre. E’ stato un onore per me aver indossato quelle maglie. Ma io tra Inter e Juve scelgo il Palermo e basta”. Sayonara Totò.
