Il 2 agosto scorso perfino Aldo Grasso era intervenuto a sottolineare l’inadeguatezza delle telecronache RAI dei gran premi di F1 (Se la F1 dimentica i sorpassi dei piloti. Un racconto tv non all’altezza dello spettacolo, Corriere della Sera). Sotto accusa il commento di Gianfranco Mazzoni, non sempre in linea con le finalità di spiegare quel che accade in pista, spesso inutilmente ripetitivo e ridondante, incredibilmente impreciso; ma anche gli interventi e le interviste di Stella Bruno, ripetutamente al limite della decenza, spesso elaborate in un inglese al limite del maccheronico (ma fare un corso di inglese intensivo, no?). Ieri però si è andati oltre l’imprecisione, la puntualità, l’esattezza dell’informazione, la competenza tecnica: sono stati varcati i limiti della decenza giornalistica.
Nel mondo anglosassone è noto il detto “motorsport is dangerous” (lo sport motoristico è pericoloso, tdr). L’incidente è inserito in un ventaglio di possibilità, messo in bilancio come una foratura, la rottura di un motore: si spera sempre che ogni incidente abbia un esito meno dannoso possibile per la salute dei piloti, ma non sempre è così. Quando un incidente si verifica, tutto il resto passa in secondo piano, almeno fino a quando c’è la sicurezza che nessuno degli attori presenti in pista (piloti, commissari di pista e perfino spettatori) abbia patito conseguenze fisiche. Sotto il profilo sportivo, la Safety Car serve per “congelare” la gara, in modo da permettere la rimozione dei mezzi e dei detriti, il soccorso del pilota (nei casi più gravi il direttore di gara dà “bandiera rossa” e ferma tutto).
Alla partenza del GP d’Italia di F1, ieri sul circuito di Monza, l’improvvida manovra in frenata del pilota italiano Vitantonio Liuzzi ha innescato un incidente che avrebbe potuto avere ben più gravi conseguenze dei soli danni materiali: l’HRT dell’abruzzese è scivolata sull’erba e, senza alcuna possibilità di controllo, è andata a carambolare sulla Renault di Vitaly Petrov e, di conseguenza, sulla Mercedes di Nico Rosberg, che affiancava il pilota russo alla prima chicane. La collissione è avvenuta a circa 100 chilometri orari e richiesto l’ingresso della Safety Car (come è stato subito chiaro a chi ha un minimo di competenza di competizioni automobilistiche: non Mazzoni, in altre faccende affaccendato), ma fortunatamente solo per rimuovere le monoposto danneggiate: i piloti sono usciti sani e salvi dal crash.
Queste fasi convulse sono state così commentate da Gianfranco Mazzoni, il giornalista che dal 1997 ha preso le redini dei commenti della F1: “… dietro c’è un incidente, tre vetture coinvolte. Fernando Alonso è subito scattato in testa alla gara con la sua Ferrari, inseguito da Vettel. E’ buona anche la partenza di Felipe Massa. C’è stata una collisione. Cercheremo di capire poi chi è rimasto coinvolto, ma l’importante è che ci sia una Ferrari al comando dopo le prime curve…”. Un commento che si commenterebbe da se, se venisse da uno sprovveduto cronista di una infima televisione privata di provincia, non da un giornalista del servizio pubblico. La gioia di vedere una Ferrari in prima posizione era maggiore della preoccupazione (giornalistica) di sapere, capire, ragionare sull’esito di un incidente, di cui ancora non si sapeva nulla: Petrov avrebbe potuto essere incosciente dentro la monoposto (non scenderne velocemente con la sue gambe, come fortunatamente è avvenuto), per Mazzoni era importante che Alonso fosse in testa al GP. La furia dei commenti degli appassionati si è ovviamente scatenata sul web: forum e social network sono tempestati di post che esecrano la telecronaca di Mazzoni. Molti ne chiedono perfino a gran voce la sostituzione (e pure Aldo Grasso il 2 agosto suggeriva un “aggiornamento” della squadra).
L’ex pilota di F1 Ivan Capelli e Giancarlo Bruno (ingegnere con molta esperienza di corse, recentemente in forza alla Seat campione del mondo turismo con Gabriele Tarquini…) spesso non sanno a che santo votarsi, pur di sfuggire agli svarioni di Mazzoni, il quale fa rimpiangere a molti le telecronache (a volte) soporifere di Mario Poltronieri. Poltronieri però aveva il vantaggio di parlare con la competenza dell’addetto ai lavori, essendo stato pilota e collaudatore all’Abarth; e fu perfino profetico quando, nel 1994, compiuti i 65 anni andò in pensione obbligatoria, dopo il GP d’Australia, ultimo atto del mondiale di quell’anno. “Ciao F1, ti mancherò” erano state le parole di “Marione” affidate a Giancarlo Faletti sulle colonne del “Corriere della Sera”.
La Ferrari è nel cuore degli italiani e non solo, ma questo non può spingere a nascondere la verità: Domenicali & C. hanno fallito nuovamente la stagione, del resto non si può vincere sempre. La Red Bull ha costruito una monoposto fantastica e tutti gli altri inseguono, con più o meno fortuna. La McLaren ha fatto un incredibile lavoro per risalire la china. Serve impegno a Maranello per costruire un futuro più vittorioso, ma non sarà Mazzoni con le sue sciocchezze a favorire il conseguimento di questo ambizioso obiettivo, atteso da molti.
Ieri è stata scritta una pagina pessima del giornalismo pubblico: le “mazzoniate” hanno stufato. Speriamo sia stato l’ultimo atto di un carnevale che non fa ridere più nessuno. Ci aspettiamo le scuse della RAI e l’esecrazione pubblica di Mazzoni. Ebbene, caro Mario Poltronieri ci manchi davvero: ci manca la tua competenza, la tua sottile ironia. Ami anche tu la Ferrari, come tutti noi, ma di fronte a certe debacle ricorrevi al massimo alla mitica frase “tattica attendista della Ferrari”, non certo alla scompostezza maleducata di un incompetente.
