Enzo Bonsangue

(alfredo minutoli) Un amore che non conosce tramonto, figlio dei risultati, che del calcio sono il sale, e di un miracolo sportivo, che ha legato in maniera indissolubile un uomo mite ad una piazza appassionata. In una sola parola, Guidolin e il suo Palermo, anzi, per dirla meglio, la sua Palermo, che fin dalla mattinata gli ha conferito il giusto plauso per quanto fatto in quegli indimenticabili tre anni e mezzo.

 

A fine partita, nonostante l’amarezza per un pareggio che il Parma ha solo accarezzato, il primo pensiero del “tecnico ciclista” è tutto per i palermitani. “L’emozione provata entrando in campo è difficile da descrivere. I tifosi rosanero, coi loro cori d’affetto, sono andati al di là di ciò che mi ero immaginato. Adesso non sono più geloso dei risultati ottenuti qui. Ciò che ho fatto rimarrà indelebile nel tempo, e vedere che il Palermo stia così avanti in classifica non può che farmi piacere. La forza di questo stadio ribollente di passione, e le qualità innegabili della squadra, mi fanno ritenere possibile per i rosanero il raggiungimento di qualsiasi traguardo. Un solo consiglio mi sento di darvi: conoscendo bene la piazza e i suoi umori, spero non si comincino a creare inutili pressioni ai giocatori”. Un fiume in piena Guidolin, che quasi dimentica di analizzare la prestazione dei gialloblù. “Abbiamo disputato una buona gara, ma se dovessi affermare che i nostri avversari non hanno giocato meglio di noi direi una bugia”. I

 

l momento no degli emiliani è sotto gli occhi di tutti; alle ben cinque sconfitte nelle ultime sei gare disputate, si somma il serio infortunio occorso nel primo tempo a Dzemaili. Ma più di questo, è sulla presunta mancanza di fair play in occasione del pareggio di Biabiany che Guidolin tiene a soffermarsi. “Fare dei parallelismi con ciò che accadde due anni fa, a parti invertite, con il gol di Mutu mi sembra assurdo. Sono due situazioni distinte, e per questo non mi sento di dire che il nostro gol sia stato rubato. Anche se devo ammettere che dalla panchina, seppure invano, mi sono sgolato affinché i miei fermassero l’azione”.