John Horsemoon

È sgradevole autocitarsi, ma a volte necessita. Lo scorso 17 dicembre avevamo preventivato una vittoria giudiziaria di Flavio Briatore sulla FIA, di fronte al Tribunal de Grande Instance di Parigi (cfr La Renault rimane in F1, ma solo un pò. Genii Capital vs Flavio Briatore? Dubbio Kubica), perché erano evidenti le incongruenze procedurali e la fondatezza delle contestazioni proposte dal manager cuneese nei confronti della Federazione Internazionale.

 

La sentenza di due giorni fa conferma la fondatezza della nostra osservazione, ma merita una ulteriore analisi. L’attività sportiva gode in generale di una autonomia funzionale generale che le consente la concreta ordinaria operatività. Questa autonomia è organizzativa, ma anche giuridica e giudiziaria, nell’ambito degli ordinamenti democratici vigenti.

 

L’attività sportiva si bloccherebbe se le violazioni normative e il sistema sanzionatorio fosse affidato alla magistratura ordinaria. Nei Paesi non democratici si assiste viceversa ad una influenza governativa sulle federazioni, che altera la funzione dello sport nella vita sociale, interna e internazionale. Quando questa influenza supera la “normale tollerabilità”, scatta l’azione del Comitato Olimpico Internazionale: qualche giorno fa, il Comitato Olimpico del Kuwait è stato sospeso dal CIO di Losanna per evidenti ingerenze del governo.

 

Il Tribunal de Grand Instance di Parigi non ha assolto Flavio Briatore dalle accuse mossegli per il Singapore-Gate, ma ha sentenziato che il “processo” intentato all’ex Team Principal della Renault (e all’ingegnere Pat Symmonds) non si è svolto secondo quelle regole di trasparenza, terzietà del giudice e separazione delle funzioni richieste nei moderni ordinamenti democratici; ha agito come “Cassazione” su un Tribunale Sportivo, valutandone la legittimità operativa, non entrando nel merito. Questo era l’obiettivo di Briatore, che lo ha colto in pieno.

 

La reazione della FIA – stizzita – è segno di grande debolezza, perché sottolinea il fatto che la corte civile francese abbia rigettato la richiesta di risarcimento danni (1 milione di Euro), ma tace sul dato più importante: il Tribunal de Grand Instance ha cassato la procedura giudiziaria interna della Federazione Internazionale dell’Automobile, rea di aver intentato un processo nel quale il presidente pro tempore – Max Mosley – era contemporaneamente Pubblica Accusa e Giudice Supremo e che a quella decisione non si potesse proporre appello.

 

Il fatto stesso che Briatore abbia dovuto adire un tribunale civile francese – perché la FIA ha sede in Francia – dimostra che alla FIA c’è qualcosa che non funziona e che anche il CIO di Losanna – per gli aspetti che gli competono – dovrebbe dire “qualcosa di sportivo”, per contribuire a risolvere un problema che ha aspetti più diffusi di quanto si creda, non solo in F1.

 

Lo sport dell’automobile subisce la crisi generale patita dall’automobile, ma questo ha gravi ripercussioni anche sul rispetto delle regole e sul sistema sanzionatorio delle violazioni regolamentari, più gravi al di fuori della Formula 1 o del Mondiale Rally, discipline che calamitano prevalentemente l’attenzione dei media. Centinaia di appassionati si confrontano in migliaia di comperizioni, ma spesso si devono confrontare con lo spirito di chi entra in una Arena di Gladiatori, non risparmiandosi colpi bassi: tamponamenti, sportellate, spinte, speronamenti, che travalicano lo sport, l’abilità di guida, la bravura tecnica nel mettere a punto la vettura.

 

Queste azioni spesso attraversano a piè pari il codice civile (e forse anche quello penale). Kristian Ghedina, il più importante discesista azzurro passato ora ai motori, corre nella Serie Superstars. Nell’ultimo appuntamento di Kyalami, in Sud Africa, è stato inopinatamente messo fuori gara da Pier Luigi Martini, ex pilota di F1, con una duplice violenta speronata. Significativo il commento del cortinese: «Sono molto contento di partecipare da tre anni a questa parte ad un fantastico e coinvolgente campionato Superstars, ma non posso negare di essere, allo stesso tempo, sorpreso e amareggiato di come non vengano prese in considerazione e sanzionate certe azioni scorrette e molto pericolose in campo gara».

 

Non meno cruenta è stata la stagione nel Mondiale Turismo (WTCC), in cui i giochi di squadra hanno travalicato la sgradevolezza, per giungere all’inverosimile pratica dei tamponamenti finalizzati ad eliminare gli avversari. Occorrerà a breve rivedere il sistema giudiziario della FIA, per quello che riguarda l’eclatante “Caso Briatore”, ma sicuramente si dovrà fare qualcosa per aumentare il rispetto delle regole e un efficace sistema di rilevazione delle violazioni e di comminazione delle sanzioni per comportamenti che sono assolutamente intollerabili.