John Horsemoon

Lewis Hamilton, su McLaren-Mercedes, ha conquistato la vittoria del Gran Premio di Abu Dhabi, penultima prova del mondiale di F1. Sul circuito di Yas Marina, il campione del mondo del 2008 ha preceduto Fernando Alonso su Ferrari e il compagno di squadra Jenson Button, che rafforza la seconda posizione in classifica piloti. Il responso definitivo è rimandato però all’ultimo appuntamento stagionale, in Brasile fra due settimane, con Alonso avvicinatosi al britannico, oltre che Webber e Hamilton ancora matematicamente non esclusi dall’obiettivo.
Al quarto posto Mark Webber, sulla prima Red Bull al traguardo, seguito da Felipe Massa (Ferrari), Rosberg e Schumacher su Mercedes, Sutil e di Resta su Force India-Mercedes e Kobayashi su Sauber-Ferrari, che torna a punti dopo sette gare. Gara sfortunata per la Toro Rosso. Buemi ha patito problemi idraulici, che ne hanno decretato il ritiro al 19° giro, quando occupava autorevolmente la settima posizione. 

La gara è stata caratterizzata subito da un colpo di scena. Vettel, scattato con prontezza, è incappato in una uscita di strada nella seconda curva, causata dallo stallonamento o da una foratura della gomma posteriore destra. Rientrato ai box, il tedesco neo-bicampione del mondo, ha dovuto arrendersi per il contestuale cedimento del mozzo posteriore destro, provocato presumibilmente dal giro concluso con la gomma danneggiata.

Uscito di scena Vettel (che peraltro aveva già staccato il resto del gruppo nella fase di avvio della gara), Hamilton ha dominato la gara fino alla fine con una condotta di gara magistrale, tenendo a debita distanza Fernando Alonso. Anche il pilota della Ferrari ha condotto una gara esemplare sia in termini di strategia che di guida. Nella parte centrale di gara ha cercato di non far allontanare troppo Hamilton, per riavvicinarsi alla McLaren del britannico a ridosso del secondo pit stop, guadagnando circa 1,5 secondi in tre giri. Hamilton tuttavia ha controllato anche la fase di rientro di Alonso dal pit stop, mettendo fine al tentativo di sorpasso dello spagnolo. Oggi la Ferrari ha davvero fatto un lavoro eccellente, con una monoposto modesta e finalmente prossima al traguardo finale: il museo di Maranello. Su Felipe Massa andrebbe fatto un discorso lunghissimo che vi risparmieremo per ora: tra sfortuna e errori, il brasiliano deve ripensare profondamente al suo 2011, per gettare le basi di una stagione migliore l’anno prossimo. Altrimenti sarà meglio una decorosa uscita di scena.

Button e Webber sono stati protagonisti di una serrata lotta, sempre al limite, ma mai scorretta. Segno di grande professionalità. Per l’australiano, che non ha digerito tutto l’anno le gomme Pirelli, la Red Bull ha impostato una strategia di gara che prevedeva tre soste, con l’ultima proprio all’ultima tornata, nel tentativo di sopravanzare Button ai box. La mossa del team di Milton Keynes non ha avuto fortuna e Webber ha dovuto abbandonare il terzo gradino del podio, occupato fino a quasi la fine a suon di giri veloci. Il prematuro ritiro di Vettel dà modo di valutare quale sia la rilevanza dell’apporto del tedesco alle vittorie della Red Bull, che in condizioni normali diventa ampiamente battibile. Per Webber, pur con toni diversi, vale lo stesso discorso fatto per Massa. Nel 2012 servirà uno scatto d’orgoglio.

A centro gruppo l’attenzione era puntata sulla battaglia per il settimo posto in classifica costruttori tra Sauber e Toro Rosso (ex-aequo fino alla gara odierna). La Sauber ha saputo fornire una monoposto più performante a Kobayashi e Pérez, con il nipponico buon decimo e portatore di un importantissimo punto. Punto che riporta la Toro Rosso all’ottavo posto. La squadra di Faenza è incappata in una giornata negativa. Di Buemi abbiamo già detto; Alguersuari non è stato semplicemente “in partita”, beccandosi pure un Drive Through per non aver rispettato le segnalazioni dei commissari di pista e aver ostacolato le fasi di doppiaggio.
Analoga penalità è stata elargita dagli inflessibili commissari sportivi al Maldonado, sulla Williams, e a Senna (Renault), anche loro incappati in una giornata da dimenticare, così come Petrov. Le Lotus di Kovalainen e Trulli, le Virgin di Glock e D’Ambrosio e le HRT di Liuzzi e Ricciardo corrono su un piano inferiore e il fatto che stiano in F1 dovrebbe far propendere per le soluzioni propugnate da Montezemolo (terza monoposto da affidare a un team satellite). 

Ultima considerazione per Rubens Barrichello, partito dalla ventitreesima posizione e 12° al traguardo. Con la monoposto che ha – la Williams-Cosworth – è un’impresa che dovrebbe far riflettere i vertici di Grove. Maldonado porterà sicuramente risorse (finanziarie), ma questo durerà fino a quando Hugo Chavez ne propugnerà la causa. Quando il caudillo sudamericano, il sergente che si fece presidente, non sarà più in grado di supportare le mitiche gesta del pilota venezuelano, alla Williams si troveranno con un pacco vuoto. Barrichello ha invece un patrimonio importante che si chiama “esperienza”. Ci pensassero dieci volte prima di preferirgli Maldonado. La coppia Barrichello-Raikkönen sarebbe in grado di far tornare la squadra inglese ai livelli che le sono più consoni. Cosa che a Maldonado non riuscirà neanche in tre vite sportive.