John Horsemoon

Formula 1 in allarme: i lavori di costruzione del circuito di Austin (nell’immagine, il rendering della pista), sede del prossimo Gran Premio degli Stati Uniti, sono stati bruscamente interrotti per iniziativa del proprietario della struttura. Alla base della drastica decisione ci sarebbe la mancanza di un valido contratto che assicuri lo svolgimento della gara. La questione è ingarbugliata dal fatto che le trattative per ospitare in Texas un appuntamento del calendario iridato del 2012 sono da tempo intavolate tra la Full Trottle Productions, quale organizzazione promotrice dell’evento, e la Formula One Management di Bernie Ecclestone. Successivamente la prima organizzazione dovrebbe concludere un contratto con la Circuit of The Americas, proprietaria del circuito. 

Quest’ultima società ha però impiegato quotidianamente oltre 300 lavoratori per portare a compimento la costruzione del tracciato, progettato dal noto architetto Hermann Tilke, ma in mancanza di un valido contratto che assicuri la gara, ha deciso di sospendere improvvisamente i lavori. Sabato scorso, a margine delle qualifiche del GP di Abu Dhabi, lo stesso Ecclestone aveva sollevato dubbi sull’effettivo svolgimento del GP degli Stati Uniti, dubbi che oggi trovano conferma. 

Le reazioni però non si sono fatte attendere. “Abbiamo speso enormi risorse per preparare le gare di Formula Uno e della Moto GP” ha dichiarato Bobby Epstein, partner della società proprietaria della pista “ma il fallimento nel concludere i contratti per le corse ci dà grandi preoccupazioni”. Secondo Epstein gli Stati Uniti sono “vitali per la Formula Uno, i team e gli sponsor” e si spera che il processo avviato per la prima gara di F1 in Texas non vada disperso, perché “più di centomila fan hanno già espresso interesse all’acquisto dei biglietti per la sola Formula Uno”. Ovviamente il ritorno della Formula Uno in Nord America è veramente importante per il Circus, soprattutto per i costruttori di supercar (Ferrari, McLaren e Mercedes) e per i brand con proiezione globale come la Red Bull, la Virgin o alcune case petrolifere presenti sulle monoposto.

Susan Combs, portavoce del Segretario del Tesoro dello stato del Texas, è intervenuta con una dichiarazione precisa: “non abbiamo pagato niente per la gara di Formula 1. Gli unici dollari che possono essere spesi per il GP degli Stati Uniti sono tasse attribuibili al successo della manifestazione. Lo stato del Texas” ha concluso la Combs “non pagherà alcunché prima dell’effettivo svolgimento della gara”. Red McCombs, il quasi omonimo presidente della McCombs Enterprises, partner della Circuit of The Americas, ha voluto lasciare aperte le porte ad una rapida conclusione della controversia. “E’ interesse di tutte le parti giungere a una soluzione. Le imprese locali, i fan e lo stato del Texas contano su di noi”.

Il GP degli Stati Uniti ha avuto alterne vicende. Nel 1959 si svolse sul circuito di Sebring in Florida, sede della celeberrima 12 Ore endurance, ma l’anno successivo si trasferì sul tracciato di Riverside in California. Per venti edizioni – dal 1961 all’80 – fu il difficile tracciato di Watsing Glen a ospitare la tappa statunitense della F1, che però visse dal 1976 al 1983 un periodo di doppi appuntamenti: il primo sul tracciato cittadino di Long Beach. Las Vegas fu teatro del Caesar’s Palace F1 GP per due anni (1981-82), dal nome dello sponsor principale, nonché sede effettiva della gara: il parcheggio del noto hotel della capitale del vizio del Nevada. Le strade di Detroit ospitarono il GP di F1 dal 1982 al 1988. In Texas la F1 fece tappa per un solo anno (1984), sul toboga cittadino di Dallas. Poi una sosta di cinque anni fino al 1989, quando si svolse il GP di Arizona a Phoenix (città natale dell’americano di Roma Eddie Cheever), che andò avanti per tre edizioni consecutive. Stop per altri nove anni e nuovo sbarco nel 2000 e fino al 2007 a Indianapolis, sede del GP degli USA e svolto su un tracciato che utilizzava parte dell’ovale sede della mitica 500 Miglia (ma in senso inverso) e parte di un tracciato ricavato all’interno del catino, tra il campo da golf e il paddock.

  

Nel pomeriggio Bernie Ecclestone ha reso noto di aver risolto il contratto tra la Formula One Management e la Full Throttle Productions di Tavo Hellmund e si è detto disponibile ad intavolare una trattativa con la Circuit of The Americas, proprietaria della pista texana. Ecclestone ha dato tre settimane di tempo per risolvere ogni controversia all’organizzazione di Austin, pena la cancellazione della gara dal calendario 2012 della Formula 1, e ha subordinato la conclusione di un nuovo contratto alla formalizzazione dell’impegno attraverso il rilascio di una formale lettera di credito. Nel giro di poche ore quindi la situazione si sta delineando più nettamente. Il GP degli Stati Uniti in Texas è ora legato a gesti concreti, in mancanza dei quali ogni progetto svanirà come neve al sole.

 

(ultimo aggiornamento 16 Novembre 2011, ore 20.09)