John Horsemoon

Sono passati ventitré anni dalla scomparsa di Enzo Ferrari, l’uomo che ha marcato più di ogni altro l’automobilismo italiano, facendone il brand più conosciuto, ammirato e temuto, amato e detestato a livello planetario. Quel Cavallino Rampante è entrato nella Storia industriale dell’Italia come esempio della capacità di lotta e successo contro ogni avversità, ma soprattutto come indice della capacità di un popolo – quello emiliano – di tirarsi su le maniche anche contro la logica e guardare al di là dell’orizzonte. Quel Cavallino Rampante dalla storia incredibile e originale. A donarlo al giovane Enzo Ferrari fu la Contessa Paolina Biancoli, madre dell’aviatore Francesco Baracca, eroe della Prima Guerra Mondiale e perito in battaglia a poco più di trentanni nel 1918. “Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna” fu l’invito della contessa, nel 1923, in occasione di una corsa automobilistica sul circuito cittadino di Ravenna. Quel Cavallino Rampante passò dalla carlinga di un aereo da caccia, mezzo di morte e offesa, a un’auto da competizione, mezzo di progresso della tecnica, di gioie e di dolori non solo sportivi. Ma fu un successo.

C’era un caldo afoso, quel Ferragosto del 1988, quando alla radio sentii la notizia della scomparsa del “Drake”, data con un giorno di ritardo per sua espressa volontà, come per andarsene in punta di piedi dopo una vita vissuta sotto i riflettori. Si chiudeva la storia umana di una grande e controversa personalità, che aveva colto grandi e plateali successi, ma anche pagato il tributo inevitabile di incredibili dolori. Il più forte, dirompente, quello della morte del figlio Alfredo – detto Dino – divorato dalla distrofia muscolare. Ma anche quello di tanti piloti, amici e collaboratori. Morti violente che misero a dura prova la scorza dell’uomo e dell’imprenditore sportivo Ferrari. L’ultimo dolore fu per Gilles Villeneuve, l’8 Maggio 1982, per il quale Ferrari pianse, a detta dei collaboratori che gli furono vicini: “Il mio passato è pieno di dolore e di tristi ricordi: mio padre, mia madre, mio fratello e mio figlio. Ora quando mi guardo indietro vedo tutti quelli che ho amato. E tra loro vi è anche questo grande uomo, Gilles Villeneuve. Io gli volevo bene” ha scritto Enzo Ferrari.

Ventitré anni dopo, Ferrari resta vivo nella memoria di chi lo ha conosciuto e amato, ma anche di chi lo ha temuto e odiato. Non è stato un uomo dalle mezze misure e ha suscitato sempre sentimenti forti. Luca Cordero di Montezemolo, fu giovane collaboratore di Ferrari come direttore sportivo del team di F1 negli anni ’70 e oggi, quale presidente della casa di Maranello, lo ha ricordato: “L’esempio del Fondatore è sempre attuale e in una ricorrenza triste come questa è importante rinnovarne la memoria, soprattutto per i più giovani”, ha affermato Montezemolo, per il quale Ferrari è stato “un uomo che seppe guardare al futuro anche in momenti in cui il nostro Paese versava in una crisi drammatica, perseguendo con incredibile determinazione il suo obiettivo. Realizzò il suo sogno che oggi rappresenta una realtà sportiva ed industriale ammirata ed invidiata in tutto il mondo. Sono certo che, da lassù, – ha concluso il presidente della Ferrari – sia felice di vedere come la Ferrari continui a produrre automobili sempre più innovative e che sia sempre ai vertici nelle competizioni sportive, facendo sognare milioni di appassionati del Marchio sparsi in tutto il mondo.” Parole dense di significato, ma che potrebbero celare una prossima discesa nell’agone politico di Montezemolo.

Fra due settimane, sul circuito belga di Spa, torneranno a rombare i motori della Formula 1. Su quel circuito le Ferrari hanno gioito tante volte e da Alonso e Massa molti si aspettano il miracolo. Eppure, abbiamo il sospetto che Lewis Hamilton sarebbe molto amato da Ferrari, per la sua caparbietà, la sua aggressività e la capacità di superare il limite. Qualità che spesso si scontrano – nel senso vero della parola – con avversari e barriere protettive, ma che esaltano le menti e i cuori di chi ama la sfida della velocità e della battaglia (seppure in un ambito di correttezza e lealtà sportiva). Chissà che un giorno Hamilton non giunga a Maranello, anche se Domenicali ne ha negato le possibilità nel medio termine. Ma si sa, a volte la smentita equivale a una mezza ammissione.
 
Chi volesse inviare un messaggio in ricordo di Enzo Ferrari, lo può fare spedendo una email (in italiano o inglese) all’indirizzo press.office@ferrari.com: i più significativi saranno pubblicati nei prossimi giorni sul sito www.formula1.ferrari.com