(John Horsemoon) L’orchestra continua a suonare imperterrita, mentre la gente si guarda stranita ma continua a ballare. No, non siamo sul set dell’ennesima ricostruzione del più celebre affondamento della storia contemporanea – quello del Titanic – ma nel paddock dell’attuale Formula 1. Al posto di David Cameron, il solito noto Bernie Ecclestone. Gli altri ruoli provate a darli voi.
Oggi, “Uncle Bernie” ha dato dimostrazione di essere pronto a riscrivere la storia di un affondamento, quello degli ascolti della Formula 1. Ecclestone è stato l’inventore della F1 moderna e chi ha trasformato una serie sportiva in uno spettacolo itinerante, tanto da meritarsi l’appellativo di “Circus”. Ma da tempo dimostra stanchezza e un distacco preoccupante dalla realtà. Di fronte alla valanga di riflessioni critiche provenienti da molti ambienti, interni e collaterali alla Formula 1, Ecclestone ritiene sia ancora troppo presto per valutare importanti modifiche regolamentari, indispensabili a porre rimedio a quella insopportabile noia dell’attuale Formula 1.
«Non c’è alcun panico, nessuna crisi per la F1» ha dichiarato Ecclestone «penso non ci sia niente da fare immediatamente e non dobbiamo solo gettarci in cambiamenti. Ora siamo solo impegnati nelle prime quattro gare, sicché aspettiamo come i team si adattano e riconsideriamolo dopo il GP di Cina». Secondo il Padre-Padrone della F1, i team devono ancora capire come utilizzare le nuove regole. In più, «la prima gara con nuove regole è sempre servita per imparare la via da seguire per tutti» ha aggiunto il manager inglese, che aggiunge: «ora sappiamo che i team possono fare dei miglioramenti, essere più audaci e noi agiremo di più».
Resta il fatto che Ecclestone in questo panorama di scarsezza di idee non è solo, perché molte delle osservazioni critiche sull’attuale spettacolarità delle gare danno solo soluzioni palliative, come l’obbligo di fare due pit stop, suggerito da Chris Horner, capo della Red Bull. O come la fornitura di gomme più morbide dalla Bridgestone, in modo che lo spettacolo sia assicurato dal valzer ai box, piuttosto che dalla lotta per i sorpassi, vero sale e spettacolo della velocità in pista. Se tutto, al contrario, si traduce in una sostanziale corsa contro il cronometro, allora che senso ha correre tutti insieme? Non sarebbe più logico partire dai box e, poi, cercare di realizzare il miglior tempo in un determinato numero di giri? Naturalmente, questa è una boutade, una proposta insana. Come insana è la via per risolvere il problema dello spettacolo in Formula 1 attraverso la durata delle gomme e il gioco dei pit stop. L’assenza di sorpassi, al contrario, è causata dall’eccessivo ruolo ricoperto dall’aerodinamica nelle monoposto e in quei flussi che impediscono – o rendono esageratamente rischioso – accodarsi per sorpassare.
Del resto, nell’immediato la Bridgestone avrà grandi difficoltà a fornire solo gomme morbide, avendo da tempo programmato la produzione per l’intera stagione, in una prospettiva di abbandono della serie, che alla fine dell’anno dovrà trovarsi altre “scarpe” per correre. Sarebbe utile che la FOTA – l’associazione dei team, presieduta da Martin Whitmarsh, team principal della McLaren – proponesse alla FIA l’abolizione del divieto di rifornimento, non tanto per movimentare le gare con i pit stop, quanto per rendere più leggere le monoposto e cercare di attenuare gli effetti deleteri che l’aerodinamica produce per le vetture che seguono, favorendo così i sorpassi. In un’ottica più ampia, andrebbe rivisto in modo più coerente il regolamento tecnico. Per vivacizzare le corse in pista la via è quella della semplificazione e della sicurezza regolamentare: poi, in questo quadro preciso, andrebbe lasciata libertà di ricerca tecnica, con un aumento dell’importanza meccanica (motore, cambi e sospensioni) e una minore incidenza dell’aerodinamica, abolendo tute le diavolerie che possono determinare uno stallo nelle dinamiche di gara. Se un pilota può aspettare di superare ai box chi lo precede, quale mai potrà essere la molla per spingerlo a superare l’avversario in pista, rischiando di volare a causa delle turbolenze prodotte da chi sta davanti?
Riusciranno i nostri eroi (la FIA, Ecclestone e i team) a non uccidere un giocattolo che ha alimentato l’interesse di milioni di appassionati, ha contribuito allo sviluppo di importanti innovazioni tecnologiche in campo automobilistico, ha fatto circolare vagoni di dollari, stormi di belle donne, ricchi premi e cotillons?
