Salvatore Parlagreco

“Chiede e ottiene 300mila euro al giorno, e forse 750mila, con lo sconto, in tre giorni (l’equivalente di un miliardo e mezzo di lire) dalla televisione di Stato amministrata da politici, e ha il coraggio di parlare di negazione della «dignità del lavoro»? Ma con che faccia? E perché non dice il suo «misero pensiero » (non misero) gratis? Ovvero, per rispetto degli operai che guadagnano 1.200 euro al mese (e non 300mila euro in mezz’ora) per 30 o 40mila euro a puntata, pertinente e ben remunerato compenso per una buona prestazione canora in cui egli, anche come interprete, eccelle?? Perché non si accontenta di 120mila euro che sono cento volte di più dello stipendio del, quello sì, «misero», operaio, della sua canzone?”.

 

Parole di Vittorio Sgarbi, il quale non ha resistito al bisogno di rimproverare aspramente Adriano Celentano appena ha saputo che il cachet del molleggiato avrebbe raggiunto vette per lui invalicabili. Vittorio, infatti, non campa certo con l’indennità di sindaco di Salemi, né con le donazioni degli sceicchi arabi per via della nascita (presunta) di una moschea nella città che amministra (dove gli arabi sono stati molto prima di lui).

 

I petrodollari non atterreranno mai in Sicilia e le casse comunali ricordano il banco dei Pegni per via dei frequentatori più assidui. C’è quindi da capirlo, la Rai gli ha aperto le porte, e il suo programma è stato un flop. Mediaset ha altre gatte da pelare, non ha voglia di aggiungere gli “sgarbi quotidiani” alla sua agenda. Certo, Vittorio potrebbe benissimo valorizzare ciò che sa fare meglio, il critico d’arte, ma è una strada che non concede grandi soddisfazioni. Gettoni miserabili, il prestigio olet, ma nulla di più.

 

Sapere che “l’ignorante” (per antonomasia), guadagni un sacco di soldi, ed un intellettuale raffinato (seppure urlante), faccia la fame al suo cospetto, farebbe venire la bile a chiunque. Quindi, mettendoci nei suoi panni, sposiamo le sue ragioni dalla testa ai piedi. Ma niente di più.

 

Il sindaco di Salemi ha sbagliato i tempi delle sue recriminazioni sul Giornale di Berlusconi. Mentre contestava ad Adriano il cachet difficile da digerire, il molleggiato aveva deciso di non prendersi nemmeno un euro, anzi, di pagarci sopra le tasse sulla somma che avrebbe ricevuta dalla Rai, devoluta ad Emergency (gli ospedali italiani nei luoghi di guerra) e a famiglie bisognose (indicate da sindaci di otto città italiane).

 

Una scelta senza precedenti, che ha lasciato di stucco, zittendoli, perfino i più attrezzati polemisti, come Giuliano Ferrara, che a Radio Londra, tanto per fare un esempio, pur girandoci attorno come una mosca attorno alla luce, ha masticato il suo compiacimento, senza tuttavia trascurare un rimprovero di controbbalzo (“perché non dare i soldi ai bambini mai nati…”).

 

Vittorio ha subito lo stesso incidente di Fiamma Nirenstein che in un articolo epocale sullo stesso Giornale berlusconiano, avendo appena avuto notizia della strage di ragazzi da parte di un terroristi in Norvegia, se la prese con i fondamentalisti arabi, terroristi antistraeliani che infestano l’umanità di crimini efferati (e sappiamo, poi, come stavano le cose: ad ammazzare 70 e più giovani è stato un bianco, di razza ariana, fondamentalista di destra e cristiano).

È il Giornale che porta jella?               
 
No, per niente. Occorre frenare le pulsioni, confidare nella conoscenza piuttosto che sull’intestino tenue. Quando le onde emotive salgono dal basso – il luogo dei genitali e del portafogli – bisogna diffidare.
 
Ridiamo la parola a Vittorio Sgarbi, a questo punto. Il sindaco di salemi si fa molte domande su quel cachet insopportabile: “È forse perché ignorante che auspica ‘un mondo serio e illuminato’, persino Gino Paoli fu parlamentare. E non risulta che la politica sia migliorata con la sua presenza. Ma se Celentano è convinto che la soluzione sia questa, invece di parlare, invece di prendere 750mila euro in tre ore, si candidi. Scoprirà allora che i politici, per andare in televisione a dire il loro ‘misero’ pensiero, non prendono un euro. E hanno il pudore di non parlare dei poveri. In fondo, i disprezzati politici si accontentano, ‘vituperati e vilipesi’, di 12mila euro al mese. Celentano li prende in un minuto”.
 
La generosità dei politici che vanno in tv senza cachet non l’avevano scoperta nemmeno gli interessati. Credevano che fosse utile frequentare piazze mediatiche e salotti esclusivi per aumentare la visibilità, il consenso, il prestigio, i fans in modo da restare dove sono e magari fare di meglio e di più, una prospettiva che li alletta da sempre perché nessuno di loro piange miseria. Assumere la difesa degli indifendibili, tuttavia, fa onore al sindaco di Salemi, ma non al “parlamentare” Sgarbi, che sa come stanno le cose.

 

Fossimo al suo posto, sentiremmo il bisogno di chiamare Adriano e dirgli: “Caro Adriano, ho scritto tutto di getto, spinto da una pulsione incontrollabile, e sulla carta stampata non si può tornare indietro….”.