(Antonella La Rosa) Al Taormina Film Festival ospite d’onore Robert De Niro, che a 35 anni disistanza dalle riprese de Il Padrino torna in Sicilia con la moglie.
L’attore ospite d’onore della 56° edizione del Taormina Film Festival, è stato premiato con il Taormina Art Award, dopo la proiezione di The Good Shepherd – l’ombra del potere, sua seconda regia.
De Niro dopo 35 anni torna sull’isola con la moglie, e durante la master class tra le novità anche un fuori programma: un giovane studente siciliano prende il microfono e affronta l’argomento “mafia”. Avvicinatosi all’attore gli porge delle foto in bianco e nero di persone ormai scomparse, proponendogli i suoi racconti assemblati su fatti mafiosi della sua terra. Ironia della sorte, proprio De Niro, mito del grande schermo che ha rivestito più volte il ruolo di gangster, accoglie la proposta del giovane con solidarietà, tutto fila per il verso giusto, e ancora una volta il divo si guadagna la stima del pubblico.
Parliamo di The Good Shepherd..
“Il film narra della Cia e racconta 25 anni di storia, dalle origini della Seconda Guerra Mondiale fino al fallito sbarco di esuli anticastristi alla Baia dei Porci. Ho sempre trovato le storie sull’Intelligence inglese, israeliana e americana, non solo importanti, ma pure affascinanti. Certo, non nascondo che mi piacerebbe realizzare altri due film: un sequel che completi la trilogia, per mettere in luce il periodo storico dal ’61 alla caduta del Muro di Berlino, e dal Muro dell’89 fino ai nostri giorni”.
Secondo quale criterio sceglie i film che produce?
“I film che produco in realtà sono molto diversi dal genere in cui mi cimento da attore. Ci sono tante cose che mi spingono a scegliere un argomento piuttosto che un altro, di solito prediligo le storie vere. Tornerò alla regia per il terzo e ultimo film della trilogia “Ti presento i miei” e forse poi ancora per altri due film, dopo di che vorrei fermarmi”.
Ma cosa predilige fare: l’attore o il regista?
“Non ci sono dubbi: meglio fare l’attore! Il regista fa più sacrifici perché ha tutta la responsabilità sulle spalle, deve sapersi rapportare con la produzione, con lo staff e rendere conto di determinate scelte piuttosto che altre, e dulcis in fundo: non ha mai tempo libero. Per produrre un film ci vogliono almeno un paio di anni di preparazione, realizzare “The Good Shepherd” è stato difficile”.
Cosa pensa del cinema americano?
“Non credo sia più quello di una volta, ho la sensazione che sia in declino. Oggi ci sono più film indipendenti e cresce l’attenzione verso i cartoni animati. Io non penso assolutamente di essere tagliato per questo genere”.
Tra gli attori e i registi italiani, c’è qualcuno che preferisce?
“Non sono molto informato sul cinema italiano, però mi piacciono molto Fellini, Tornatore, Veronesi, per esempio, di cui ho visto “Manuale d’amore”, e l’ho trovato molto divertente”.
Dei giovani attori a chi darebbe consigli?
“Se qualcuno viene a chiedermi consigli glieli do di cuore! E’ già capitato, ma li ho anche ricevuti per esempio da Marlon Brando, un uomo intelligente, che per me rimane uno degli attori più carismatici della storia del cinema”.
Le capita mai di rivedere i suoi film?
“Purtroppo no, ma prima o poi mi prenderò un mese e li rivedrò tutti”.
In questo momento ha in mente qualche progetto particolare?
“Sì, certo, sono in continuo fermento e le idee per fortuna non mi mancano. Sto pensando in particolare a due nuovi progetti con Scorsese, uno dei quali da realizzare entro i prossimi due anni in stile “Quei bravi ragazzi”, tratto da un libro intitolato “Ho sentito che dipingi casa” con la sceneggiatura di Eric Roth, che racconta la storia di un personaggio che confessa in punto di morte di avere ucciso Jimmy Hoffa, il capo del sindacato camionisti ai tempi di Kennedy”.
Quando ha conosciuto Scorsese non avevate proprio gli stessi gusti, oggi che rapporto avete?
“Non posso negare che siamo diversi. Infatti, nella vita non ci frequentiamo molto, ma quando lavoriamo, riusciamo a trovare un’ottima intesa che ci permette di fare cose interessanti. Diciamo che professionalmente ci completiamo alla grande!”
Si è sempre dedicato totalmente al suo lavoro tanto da ingrassare o dimagrire secondo le necessità del copione. Lo consiglierebbe oggi ai giovani attori?
“E’ vero, da trentenne ho fatto anche questo perché amando follemente il mio lavoro mi ci sono dato totalmente, forse è il caso di dire anima e corpo, ma non lo consiglierei più a nessuno perché tutto sommato era un modo troppo rigido di avvicinarmi ai miei personaggi. Oggi non lo rifarei, per l’età, preferisco fare attenzione alla linea, anche se con l’ottima cucina siciliana in questi ultimi giorni è stato veramente difficile”.
Conosciuto come attore drammatico, negli ultimi anni l’abbiamo vista impegnato con le commedie, racconti..
“Le commedie mi mancavano, sono felice perché mi divertono, e poi grazie ad esse anch’io ho scoperto un De Niro diverso”.
Da quanto tempo non veniva a Taormina?
“Sono già passati 35 anni dall’ultima volta, esattamente da quando ho girato “Il Padrino”. Ricordo che all’epoca alloggiavo in un hotel sulla spiaggia, il paesaggio era talmente bello che non l’ho mai dimenticato! La prima volta sono arrivato in Sicilia in autostop, cosa insolita ma divertente, dentro me sento di avere un legame forte con questa terra, infatti, è la quarta volta che ci torno”.
Si sente soddisfatto dal punto di vista lavorativo o ha qualche rimpianto? E nella vita?
“Credo ci sia sempre qualche rimpianto sia nel lavoro che nella vita, ma per carità non potrei mai lamentarmi, mi considero un uomo fortemente fortunato”.
