Il Centro coreografico L’Espace di Palermo, poliedrico luogo performativo che ormai da alcuni mesi programma svariate realtà artistiche siciliane, ha ospitato lo spettacolo di Flamenco della Compagnia Guadalmedina. La danza fiera ed energica di Giulia Compagno, ballerina e insegnante palermitana, e la chitarra del compagno Luca Fasoni, hanno convinto i numerosi presenti con una esibizione varia e gustosa. Grazie all’atmosfera intima e accogliente del luogo, il quadro flamenco ha regalato un’emozione tale da restituire al pubblico un quid di sicilianità, e da lasciar intuire una certa somiglianza tra il folclore popolare spagnolo e la veracità del popolo siciliano.
Un universo ritmico sui generis e molto interessante quello del flamenco, che rappresenta lo spirito andaluso, libero, fiero, e segnato da tantissime contaminazioni culturali. La ricchezza armonica e ritmica, la varietà musicale, i colori e le sonorità, insolite per gli appassionati di musica occidentale, svelano nella performance una cultura forte, radicata al territorio di origine, legata allo spazio intimo della famiglia. Tramandato da generazione in generazione, infatti, il Flamenco è un’arte antica e complessa, nata in seno alla cultura gitana e dotata di una forte connotazione sociale. Nato per strada e cantato nel privato delle cerimonie, il ballo si è poi evoluto nel tempo, diventando arte da palcoscenico e disciplina codificata. Oggi è un’arte internazionale e praticata in tutto il mondo e, alla fine dello scorso anno, è stata nominata dall’Unesco, Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
I due artisti palermitani esplorano questo mondo ormai da alcuni anni, insieme ai loro compagni Debora Brancato e Marcello Savona. "All’interno della sonorità flamenca c’è tutto il ritmo ancestrale tipico dei fabbri gitani – dice in proposito il vistosi chitarrista Fasoni – , che un po’ fa pensare ai carrettieri siciliani".
La struttura di un quadro, solitamente, parte dal cante, che dà il via alla melodia e al ritmo del movimento, e finisce con la danza, intensa ed ammaliante. Ogni artista chiama il suo momento tramite una tacita intesa: il chitarrista suona assoli melodici (falsetas), il cantante intona le "letras" (strofe), e poi è il momento della "escobilla", parte di variazione ritmica con i piedi, in accelerazione. La donna ha in questo ballo un ruolo trainante, in quanto punto di riferimento del tessuto sociale gitano. Nel contrasto affascinante tra ritmo "zapateado" e tensione del viso, ella afferma nel movimento tutto il suo dissenso e la sua femminilità, estendendo il corpo dal basso verso l’alto.
Aspetto più attraente, anche per uno spettatore distratto, è il momento finale in cui chitarra, canto e baile si esprimono in ensamble e raggiungono una reale completezza. "Tecnicamente si balla con le ginocchia piegate – spiega la Compagno, ballerina e insegnante -, sia per una questione di salute (non gravare troppo sulle articolazioni), sia per rinforzare la potenza dei piedi. Nel Flamenco, poi, non esiste il salto. Tutti i movimenti sono in effetti delle cadute e sono molto radicati al suolo". Il Flamenco, insomma, sembra essere adatto a chiunque e, a differenza di altri tipi di danza, non ha età e non richiede caratteristiche fisiche precise. Ognuno può esplorarne le movenze e rielaborarle a modo suo.
Nella stessa formula di concerto danzato, il Centro Coreografico L’Espace ospiterà il 7 febbraio alle 21 e 30, Rosario Punzo (percussioni) e Marianna Buzzetta, una delle danzatrici più rappresentative della danza orientale in Sicilia.
