Il 60% degli aborti e’ praticato da donne sposate o conviventi. Lo riferisce l’Associazione Matrimonialisti Italiani, spiegando di condividere solo in parte l’analisi sfatta dal ministro Giorgia Meloni sulla necessita’ di garantire alla maternita’ ogni tutela al fine di ridurre il numero di aborti. A parere dell’Amu va garantita, ”piu’ in generale, la genitorialita’ atteso che fermi i diritti delle donne, anche la paternita’ attraverso gli aborti viene drammaticamente mortificata”.
”L’AMI – dice il presidente nazionale avv. Gian Ettore Gassani – conferma che circa il 20% delle gravidanze finisce in aborto. Tuttavia tali numeri statistici debbono essere letti con maggiore attenzione: il fenomeno riguarda per almeno il 60% coppie sposate o di conviventi more uxorio che hanno gia’ una propria stabilita’, un’abitazione, una organizzazione familiare. Si aggiunga, altresi’, che una parte significativa di questi aborti riguarda donne e piu’ in generale famiglie con un tenore di vita medi, tale da poter garantire una degna vita ai figli. E’ evidente che per molti l’aborto e’ ancora considerato alla stregua di un contraccettivo quando invece tale dolorosa scelta deve rappresentare l”ultima spiaggia’. L’aborto e’ molto piu’ diffuso tra le coppie di sposati e cio’ deve far riflettere”.
”Sarebbe opportuno, a parere dell’Ami -sottolinea l’associazione- operare una trasversale azione di sensibilizzazione, senza steccati ideologici o religiosi, affinche’ nel nostro Paese, fin dai banchi di scuola, siano fornite nozioni di educazione sessuale e che i contraccettivi siano distribuiti gratuitamente quantomeno a coloro che dichiarano un reddito basso e nelle scuole superiori. Dai dati in possesso del Centro Studi Ami risulta che solo una donna italiana su due e’ a conoscenza che, dopo il parto, la madre puo’ decidere di non riconoscere il figlio in assoluto anonimato e senza conseguenze giuridiche”.
”Pochissimo e’ stato fatto -aggiunge l’Ami- per combattere l’ignoranza in materia di molte donne, per informarle dei loro veri diritti e di quelli dei bambini; nei secoli scorsi, paradossalmente, vi era maggiore informazione sociale tanto che molti bambini venivano salvati dall’aborto proprio per la possibilita’ delle madri di partorire e poi affidarli in anonimato alla Chiesa o ad altri Istituti”.
