Il tredicesimo rapporto del Centro internazionale studi famiglia, presentato il mese scorso a Milano dal direttore del Cisf, Francesco Belletti, non usa mezzi termini per descrivere la situazione italiana: stiamo andando verso il “suicidio demografico”. Il Rapporto, intitolato “Il costo dei figli. Quale welfare per le famiglie”, evidenzia che oggi nel nostro Paese ogni donna ha in media 1,71 figli, quando ne desidererebbe 2,13. Il problema nasce dalle inesistenti politiche riguardo agli aiuti alle famiglie da parte dello Stato, dalla paura per un futuro oggi più che mai terribilmente incerto e dalla consapevolezza di vivere rapporti sempre più instabili.
Sembra che molte coppie rinuncino a fare figli “per non rinunciare ad altro, come la carriera o il proprio stile di vita – sostiene lo psicologo Davide Algeri-. Oggi si sta diffondendo, anche se molto lentamente ancora in Italia, il fenomeno dei Childfree, che raccoglie uomini e donne, che pur senza problemi di fertilità, scelgono consapevolmente di non avere figli. Una condizione dove la scelta di non procreare diventa un’opzione, fino a qualche tempo fa non contemplata. Una scelta che è il frutto di una serena accettazione della possibilità di vivere in maniera completa, pur non vivendo l’evento della genitorialità”.
A cambiare è dunque il valore stesso della famiglia, come afferma lo psicoterapeuta Andrea Flego, facendo notare che “fare figli una volta era considerato un dovere etico, oggi non è più così. Pochi li fanno per questo motivo. Chi li fa sceglie di farli per la propria realizzazione e per il proprio piacere di averli. Ma c’è anche l’opzione di non farli inseguendo una vita con maggiori soddisfazioni diverse, sia professionali che personali. In realtà, specie tra le coppie più evolute c’è la tendenza a fare figli “tardi” dopo i trent’anni ed anche dopo i quaranta. Dopo aver cioè sperimentato altri tipi di realizzazioni, sia personali che professionali”.
Un fenomeno che ha chiaramente riscontrato nella sua esperienza professionale la psicologa e psicoterapeuta Patrizia Belleri la quale racconta che “la maggior parte delle coppie che si rivolgono a me hanno 40 anni e più, sono di cultura elevata, e hanno investito molte aspettative sulla gravidanza. Vengono con precise richieste di conoscenza dei meccanismi psicologici e fisiologici della gravidanza e del parto, e anche riguardo l’allevamento del bambino”. Ma a cambiare è stato anche e soprattutto il ruolo della donna, non più costretta ad essere esclusivamente madre. La dottoressa Belleri ha notato tra le sue pazienti “il desiderio di mantenere intatta la propria femminilità e i propri interessi. Le donne si preoccupano, ad esempio, di curare il proprio corpo subito dopo il parto, di riappropriarsi dei propri tempi e spazi, e non perdono interesse nei confronti della professione”.
Alcune donne invece, specie quelle che prima della gravidanza non erano riuscite a crearsi un proprio spazio nel mondo del lavoro non arrivando ad una realizzazione personale e professionale, tendono a vivere con i figli un rapporto di subordinazione, chiaramente spiegato dal dottor Algeri: “la subordinazione nel rapporto si crea già dalla gravidanza. Il bambino infatti viene percepito dalla madre come il suo prolungamento già durante i nove mesi di gestazione. Nella maggior parte dei casi questa subordinazione si perpetua anche dopo la nascita ed è una condizione naturale, sia perché il bambino ha bisogno di cure, sia perché diventa un punto di riferimento. Ma per divenire una “base sicura”, come diceva Bowlby, è necessario che la madre dia al bambino la possibilità di riferirsi a lei in caso di pericolo o di bisogno, per ricevere conforto e sicurezza. In questo senso si può parlare di “sana subordinazione”, ovvero se la madre si pone in una posizione di esserci solo quando richiesto dal bambino, piuttosto che quando è lei a desiderarlo o a sentirne il bisogno. Molto spesso infatti alcune madri percepiscono il proprio bambino come se fossero di loro proprietà innescando inevitabilmente un rapporto di “subordinazione disfunzionale” con il proprio figlio”.
Azzurra Sichera
