(eb) Il dubbio di fondo è sempre lo stesso: l’esplosione e lo sviluppo della tecnologia permette passi da gigante nel contrasto della criminalità e nel “controllo” della popolazione. D’altro canto, tuttavia, riduce sensibilmente la privacy di ogni cittadino, che in un futuro non troppo lontano potrebbe ritrovarsi come “schedato” in un grande catalogo che ne illustra movimenti ed azioni minuto per minuto. È proprio partendo dall’ipotesi “Grande fratello” che dal web nasce e si sviluppa il Progetto Anopticon, ideato dal 31enne Enzo A., un hacker veneziano (il suo nickname è Etno) che si è posto come obiettivo finale quello di rivolgersi al Garante per la Privacy per ottenere una sensibile limitazione del fenomeno della videosorveglianza.
Il perché è presto spiegato: dal 2008 le telecamere installate nelle città italiane hanno superato quota 1 milione e mezzo. Soltanto a Roma sono duemila gli “occhi” elettronici che sorvegliano e registrano la vita d’ogni giorno in mezzo alle strade, ma gli apparecchi superano quote rilevanti anche a Milano, Napoli o Bologna, per citare alcuni esempi.
Il meccanismo alla base di Anopticon è semplice: agli utenti basta un clic sul sito tramaci.org per segnalare nuove telecamere “scoperte” per le vie, allo scopo di creare una vera e propria mappa di apparecchi installati in luoghi pubblici. “Al Garante della Privacy – spiega il promotore dell’iniziativa – manderemo una segnalazione per ciascuna delle videocamere che abbiamo trovato. Alcune di quelle individuate, d’altronde, non rispettano nemmeno le attuali leggi sulla privacy: spesso, infatti, nelle vicinanze non c’è neppure un cartello che avvisi i passanti”.
“Anopticon è forse un esempio di nuova democrazia digitale che sta nascendo dal basso – commenta Edoardo Fleischner, tra i massimi esperti italiani di Nuovi media – e avvalendosi di nuovi strumenti tecnologici. La sicurezza che ci danno le videocamere è pure importante, non le si possono eliminare. La privacy ridotta può essere un costo da pagare. Solo, bisogna evitare gli abusi e quindi vigilare sul rispetto delle norme”.
