Giulio Giallombardo

Il conto alla rovescia è iniziato. Il nuovo anno si proietta veloce già nel successivo: l’atteso e temuto 2012. Sarà allora che, secondo alcune profezie, un evento non ben definito sconvolgerà il mondo, creando una frattura storica con il passato. Com’è ormai noto, tutto nasce da una particolare lettura del calendario Maya, secondo cui il 21 dicembre del prossimo anno si chiuderà un ciclo epocale e se ne aprirà (forse) un altro. La tesi catastrofista è condivisa anche dagli Hopi, una tribù di amerindi che vive nel Sud Ovest degli Stati Uniti.

 

Non sappiamo cosa ci aspetterà quel giorno, ma l’unica cosa che possiamo dire con certezza è che siamo alla viglia di un evento prima di tutto mediatico. Anzi, ci siamo già dentro senza quasi rendercene conto. I libri pubblicati sul tema sono tantissimi e molti sono spariti in poco tempo dagli scaffali delle librerie di tutto il mondo. Dall’ormai classico di Roberto Giacobbo, “2012 – La fine del mondo?” al romanzo “La resurrezione” di Steve Alten, da “L’ascesa della Terra alla Quinta dimensione” di Ute Kretzschmar a “L’originale messaggio dei Maya” di Nah Kin; per non parlare del “Piano B. Manuale di sopravvivenza estrema al 2012 e ad altre catastrofi” di Manuel Bertuccini o di “2012 – Il mondo non finirà” di Marzia Nicotri. I titoli si susseguono a centinaia, così come i milioni che piovono agli autori ed agli editori, quando mancano ancora 23 mesi alla data fatidica.

 

La paura è alimentata dai seguaci del “movimento survivalista” che, soprattutto negli Stati Uniti, ha ripreso forza e secondo cui nel 2012 arriverà la fine del mondo. In previsione del catastrofico evento c’è chi sta già pensando ad un bunker in cui rifugiarsi. Pare che in Norvegia ne stiano costruendo uno enorme e che al progetto parteciperebbe addirittura la Bill e Melinda Gates Foundation. Il mega bunker garantirebbe la conservazione di piante e semi da utilizzare per far rinascere l’agricoltura dopo un cataclisma, ma c’è chi pensa possa servire anche a salvare vite umane. Non manca chi, previdente, ha comprato pezzi di terra trasformandoli in rifugi e addirittura in Arizona – secondo quanto si legge sul Corriere della Sera – è stata individuata una zona adatta ad ospitare il miglior posto dove rifugiarsi in vista del 2012. Anche in questo caso, come si può facilmente intuire, il giro d’affari è milionario.

 

Ma anche in Italia non si scherza. In attesa della fine del mondo, la Sibillini Adventure, una scuola italiana di sopravvivenza nata in Umbria, all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, ha attivato un corso di quattro giorni, full immersion, che prepara all’avvento del 2012. “Il programma – si legge sul sito internet della scuola – è stato fatto tenendo conto di partecipanti senza nessuna esperienza”, e si svolge “in ambienti naturali in caso di emergenze o catastrofi che possano mettere a rischio la propria vita”. Non mancano, inoltre, i siti online che vendono gadget, amuleti, kit di sopravvivenza o magliette con la scritta “”2012 – Voglio crederci” oppure “2012 – Survivor”. Insomma, ogni catastrofe che si rispetti ha un prezzo e noi lo stiamo già pagando caro.