Enzo Bonsangue

(fr) "Professione marito" in rapido declino: l’abito bianco non va più di moda. La lieta unione sembra non essere in cima ai piani di molte donne. E così i dati si impennano se si parla di single, tanto che l’America ha segnato il primo sorpasso storico: gli ammogliati sono in percentuale leggermente inferiore. Ma anche l’Europa segue l’andamento che vede altari e marce nuziali sempre meno popolari. Sotto processo la crisi: costruirsi un tetto coniugale ha i suoi costi ed è sempre più difficile sostenerli.

A dire “no” al fatidico “sì”, è proprio il sesso debole che si impone con fermezza. Se da un lato c’è la volontà a maturare (ed eguagliarsi agli uomini) sul piano professionale, dall’altro la piena consapevolezza di sé rivendica il bisogno di maggiori pretese, che difficilmente l’uomo oggi riesce a soddisfare. Non è più tempo di accontentarsi.  

Se tante sono le teorie sociologiche ed economiche che cercano di spiegare il fenomeno, i dati restano univoci. In Italia, ancora immutata la situazione che vede il sud più propenso al matrimonio. Secondo i tassi di nuzialità Istat del 2010, in cima incontriamo la Campania (4,8%), la Sicilia e la Puglia (entrambe al 4,5%). Podio opposto per la Valle d’Aosta, l’Emilia-Romagna e la Lombardia, stabili al solo 3 per cento. Cifre in discesa negli ultimi anni e drasticamente ridotte rispetto a una generazione fa.

Ad arricchire la discussione, le tante ricerche americane che sostengono i vantaggi del matrimonio. Mogli e mariti vivono più a lungo, hanno meno mal di testa, sofferenze psicologiche e propensione all’alcolismo e al fumo. Parallelamente, ancora in America, si registra una media delle unioni di soli otto anni, con relativa incidenza di divorzi. Insomma, più in salute che in malattia, ma finché un giudice non ci separi.