Roberto Rizzuto

(Pino Scorciapino) L’Italia sta vivendo un momento “drammatico”. Appare “un Paese senza classe dirigente, senza persone che per ruolo politico, imprenditoriale, di cultura, sappiano offrire alla nazione una visione degli obiettivi condivisa e condivisibile”. Nei giorni in cui infuriava il divorzio Berlusconi – Fini è stata diffusa la bozza di discussione della quarantaseiesima “Settimana Sociale” del laicato cattolico che si svolgerà a Reggio Calabria il 14-17 ottobre. Era già stata diffusa ma il segretario del comitato organizzatore Edoardo Patriarca l’ha voluta “rilanciare ed attualizzare, alla luce di quanto avvenuto in questi giorni”. Come non essere d’accordo?  Peccato che si siano dimenticati di citare che l’Italia è un Paese senza classe dirigente anche sul piano religioso. Fin quando le gerarchie ecclesiastiche saranno politicamente schierate a senso unico come lo sono, fin quando i cardinali segretari di Stato parteciperanno alle cene a casa di Bruno Vespa per promuovere o benedire riappacificazioni tra ex alleati politici (Berlusconi e Casini), fin quando altri cardinali saranno sotto indagine per corruzioni e tangenti, come l’ex prefetto di Propaganda Fide, fin quando non saranno chiariti del tutto decenni di “affari” poco puliti dello Ior (la banca del Vaticano), fin quando non si farà piazza pulita di scandali vari  e preti pedofili, continueremo ad essere senza classe dirigente anche per quanto riguarda il ruolo religioso. Raramente negli ultimi decenni la Chiesa è stata così poco autorevole. E la croce non va buttata addosso a Benedetto XVI che sarà un fine teologo non avvezzo al governo, che sarà pure una figura poco carismatica, non forte, ma che tuttavia sta facendo personalmente miracoli per correggere troppe anomalie. Il problema è il contorno, lo stato maggiore. Appunto una classe dirigente che, a parte luminose ma non numerose eccezioni, non sembra all’altezza di quella guida morale – irreprensibile ed esemplare – che i tempi difficili che viviamo richiederebbero. Oltre Tevere come nelle curie diocesane.