Domenico Giardina

Sul quotidiano “Il Fatto” del 3 maggio nella rubrica della posta dei lettori abbiamo letto la seguente mail del signor Emanuele Rubini: “Ho avuto l’occasione di trovarmi alla stazione ferroviaria di Ferrara ed attendere mia figlia in arrivo con il treno da Roma e di vedere l’onorevole Franceschini scendere dalla carrozza di seconda classe con una normale valigia e, senza nessuna scorta, avviarsi verso l’uscita. Il sabato successivo l’ho rivisto in centro a Ferrara pedalare in bicicletta sotto una leggera pioggerella. Una stupenda persona normale. Devo dire che queste occasioni mi hanno parzialmente riconciliato con la politica e i sui rappresentanti, mostrandomi una immagine diversa dai soliti tronfi personaggi televisivi pieni di sé stessi, splendidi esemplari di palloni gonfiati. Ho visto finalmente una persona sobria quale deve essere un delegato del popolo; il protagonismo, se è una virtù che possiede, deve esercitarlo in parlamento dove esplicita l’investitura ottenuta. Grazie Franceschini”.

 

Questa lettera è una conferma di come l’Italia non sia un paese normale. Se il signor Rubini avverte l’esigenza di scrivere ad un quotidiano per fare rimarcare un comportamento che in un qualsiasi paese europeo non sarebbe considerato straordinario è segno che qualcosa non funziona. Perché da noi la regola sono voli di stato, file di auto blu, migliaia di poliziotti adibiti a servizi di scorta a politici, ex politici, aspiranti politici, attrici, attricette, personaggi televisivi. Una vergogna nazionale. Ecco perché un deputato, capogruppo parlamentare, che viaggia in treno in seconda classe sa tanto di Italia anni 50. Ricorda quasi il sindaco Peppone di Guareschi che, eletto senatore, prende il treno per andare e tornare da Roma. Altre immagini, altri tempi, altra gente, altra etica.