Stefania Brusca

Figli e lavoro. Un binomio difficile da gestire, soprattutto per le neo-mamme. Quante donne vorrebbero avere una famiglia con tanti bambini? Eppure ancora oggi il gentil sesso è costretto a dover scegliere tra avere figli e avere un’occupazione e sempre più spesso deve decidere di rimandare il "progetto famiglia".

 

Dallo studio condotto da Concetta Rondinelli e Roberta Zizza, economiste di Bankitalia, emergono dati che lasciano uno spiraglio alle donne che desiderano diventare mamme. Il report “Effetti (non) persistenti della fecondità sull’offerta di lavoro femminile”, prende in considerazione diverse variabili come il tasso di occupazione delle donne in Italia e quello di fecondità. I valori vengono poi comparati con quelli del resto d’Europa.

 

In primo luogo emerge un dato che riguarda la scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro: nel 2008 il tasso di occupazione femminile era pari al 47,2 per cento al Nord e al 31,3 nel Mezzogiorno mentre in Francia e in Danimarca il dato nello stesso periodo si attestava ad oltre il 60 per cento. Nel nostro Paese la scarsa occupazione femminile si affianca a un baso tasso di fecondità (1,4 figli per donna, contro 2,0 in Francia e in Danimarca).

 

Sulla base dell’Indagine sui bilanci delle famiglie messa a punto dalla Banca d’Italia per il 2008, l’analisi cerca di individuare un nesso di causalità tra i diversi fattori  presi in esame, seguendo la scia di altri studi  effettuati  negli Stati Uniti, in Inghilterra e in America latina.

 

Anche se la maternità comporta una qualità di lavoro inferiore in termini di qualifica, tipologia di occupazione e orario, a sorpresa viene fuori che non tutte le mamme sono penalizzate quando cercano un’occupazione. Restano difficili i primi due anni dalla nascita dei figli mentre successivamente il fatto di prendersene cura diventa uno stimolo e non più un limite nella ricerca di lavoro. Basterà questo a far pendere l’ago della bilancia a favore della famiglia?