Fa discutere la decisione del preside di una scuola di Albisola, in Liguria, di vietare ai professori di concedere l’amicizia su Facebook ai propri studenti.
Il provvedimento ha suscitato una valanga di polemiche sull’opportunità di condividere bacheche, foto private, conversazioni virtuali tra chi sta in cattedra e chi dovrebbe imparare, ma non è il primo del genere: la scorsa estate infatti una legge identica era stata approvata negli Stati Uniti, e precisamente in Missouri, provocando le medesime proteste.
La possibilità che docenti e discenti scambino delle informazioni private suscita più di qualche perplessità. Ma sembra inopportuno che un preside debba mettere nero su bianco ciò che la maggior parte dei professori dovrebbe trovare naturale.
Si tratta di una questione di ruoli e opportunità prima ancora che un problema di tutela della privacy per studenti e insegnanti. I pareri però, restano divisi tra chi considera il social network solo un altro mezzo di comunicazione e chi teme di "perdere autorevolezza in cambio di una impossibile amicizia reale".
Molti ragazzi pensano che concedere l’amicizia su Facebook ai professori sia fornire loro "un mezzo di controllo sulle nostre vite": i ragazzi temono di essere giudicati per quello che postano e condividono o di poter diventare vittime di pregiudizi per commenti, politici e non, letti sulle bacheche.
D’altra parte, neppure i docenti vedono di buon occhio i contatti online con i propri studenti: come racconta un professore precario: "Preferisco non vedere quello che scrivono, sono ingenui, non si rendono conto cosa rischiano se leggo che saltano scuola per un compito in classe o che si fanno le canne".
