Salvatore Parlagreco

Una volta c’erano il totocalcio, il lotto e l’ippica. Il totocalcio e il lotto erano per tutti, l’ippica, la roulette e il poker appartenevano nell’immaginario ai “viziosi”. Il poker evocava bische clandestine ed il giocatore di poker il personaggio dissoluto, un alieno, pericoloso per sé e gli altri.

Tutto questo appartiene al “medioevo” del gioco, d’azzardo o meno. Nelle nostre città nascono come funghi i “centri scommesse”. A Palermo, per fare un solo esempio, ne sorgono in gran quantità. E lo stesso, a quanto pare, a Napoli. Ma la grande novità è che si può giocare stando a casa, grazie al computer e ad internet. I giocatori di poker sono milioni, gli scommettitori un esercito in rapida crescita.

E il tempo di crisi sembra favorire la crescita dei giocatori e l’entità del denaro investito. La vita è tutta una scommessa, senza differenza di reddito, cultura, fede religiosa, colore della pelle, ideologie e opinione politica. Una malattia, secondo goi esperti. Contagiosa e costosissima, dalla quale si guarisce con grande difficoltà, perché non regala solo ansia e sofferenza, ma qualche soddisfazione: una droga potentissima che ti riconcilia con la sconfitta, la perdita ingente di denaro, i dispiaceri. Basta niente e tutto il male ricevuto col gioco, è dimenticato.

Giochiamo quasi tutti, anche coloro che non ne hanno una gran voglia e non ci pensano nemmeno, vengono invitati a giocare. Gratuitamente, dapprima. Vai al supermercato e ti consegnano un gratta e vinci da “consultare”. Apri la mail e ti annunciano che c’è “un regalo per te a condizione che”.

Se navighi in rete t’imbatti inevitabilmente in promozioni su siti-bisca. Sono così tanti da fare concorrenza ai siti hard. Le scommesse online, i giochi a distanza, vanno dal poker al bingo e sono diventati un passatempo popolare.

Naturalmente ci sono i giochi tradizionali, che si sono moltiplicati ed affinati: il lotto, il superenalotto, il 10 e lotto, il superstar, le lotterie istantanee, il totocalcio (totogol, Big Match ecc), l’ippica.

Gli italiani spendono, secondo le più recenti rilevazioni (2010), 167 milioni di euro al giorno per il gioco (27 milioni nel “Gratta e vinci”). Il poker online, in grande spolvero, “si mangia” 9,3 milioni di euro in 24 ore. Su internet, ogni italiano, bambini in fasce compresi, spende mille euro al giorno, virtualmente. Nel Paese sono sparse in ogni parte, dal villaggio alla metropoli, 200 mila slot machines.

Il balzo in avanti più significativo, +63 per cento, è stato registrato nel comparto degli skill-games, gli apparecchi di intrattenimento

In sette anni, dal 2003 al 2010 la raccolta dei giochi pubblici e delle scommesse sportive ha raggiunto la ragguardevole cifra di 309 miliardi di euro, tre volte gli interessi sul debito pubblico che lo Stato italiano paga ogni anno. Per le energie rinnovabili spendiamo un ventesimo di ciò che “regaliamo” al gioco.

I gestori incassano 84 milioni di euro ogni 24 ore, vincono sempre, qualunque sia il risultato. La diversificazione delle scommesse. È un grande business. Come tutti i grandi business fanno gola al crimine organizzato, che nel settore dei giochi, da che mondo è mondo, fa il bello e il cattivo tempo.

Le mafie hanno sempre gestito le scommesse clandestine, oggi gestiscono quelle lergali. È appena scoppiato lo scandalo delle partite truccate. Un business internazionale “diretto” da Singapore, che in Italia ha fatto proseliti: 17 arresti, alcuni atleti amati dai tifosi.

Qualche mese fa la Guardia di Finanza ha compiuto controlli a tappeto sulle macchinette “mangiasoldi”, e Report, su Rai 3, ne ha fatto oggetto di una inchiesta. Le Fiamme Gialle hanno scoperto che due terzi delle “macchinette” installate nei bar e sale giochi nel 2007 non erano state autorizzate. Ben 200 mila slot machines abusive, non controllate, che spillavano quattrini ai giocatori, ben 45 miliardi di euro, stando alle stime effettuate di recente. Un concessionario siciliano risultava in possesso di 27 mila “macchinette”, che avrebbero potuto essere in esercizio, abusivamente, nell’Isola. Le scommesse, non dimentichiamolo, sono un prezioso mezzo di riciclaggio di denaro di provenienza illegale.

 

Il business fa incontrare uomini dediti al malaffare, boss incalliti, colletti bianchi e imprenditori, commercianti in difficoltà.

 

Le zone grigie si allargano a macchia di leopardo, specie nelle aree tradizionalmente controllate dal crimine organizzato. Coloro che investono grandi somme di denaro nel gioco, pur avendo una fedina penale pulita, incorrono in debacle economiche che li costringe a ricorrere all’usura, talvolta controllata dalle “famiglie”mafiose.

Ciò non induce a criminalizzare il gioco, l’intrattenimento, i punti scommesse che nascono a Palermo o altrove. Ma quando ci si affida alla sorte invece che investire su sul lavoro, su un progetto di vita, si rimane sulla soglia dell’abisso, si vive “ai margini”: piuttosto che migliorare il proprio futuro ci si consegna a loschi figuri.

È normale, dunque, guardare con inquietudine l’ampliarsi di questo fenomeno. A Palermo come altrove.