Fino a quanto possono essere tollerati i rumori a luci rosse? Se lo chiedono gli abitanti della Washington britannica, piccola realtà del Wearside, nell’Inghilterra nord-orientale. Il caso di Carolina, dal letto matrimoniale è finito in tribunale. Colpa del suo comportamento poco british tra le lenzuola. Altro che aplomb inglese. Ululati affannosi, urla selvagge, gemiti appassionati, mugolii senza freni e perfino rumori primordiali: nessuna traccia di violenza, solo segni inequivocabili di effusioni amorose consumate a volume troppo alto che hanno scatenato le ire del vicinato.
Dopo avere collezionato una serie record di denunce, Steve e Caroline Cartwright (lui operaio, lei impiegata, sposati da 25 anni) sono stati condannati a pagare una multa di 200 sterline, oltre ad aver ricevuto una diffida per rumori molesti, figli dei loro frequenti e rumorosi rapporti sessuali. Gli amplessi, dalla durata di svariate ore, sono stati consumati a qualsiasi ora del giorno e della notte. Le proteste sono arrivate ovviamente dai vicini di casa, ma anche da passanti e postini. Qualcuno ha parlato di urla "belluine", talmente "innaturali" al punto da pensare che il marito picchiasse la donna, o perfino a un omicidio.
Lei, 49 anni e non sentirli, ha rivendicato oggi in tribunale il suo diritto di fare sesso rumoroso, dopo essere stata condannata, presentando appello alla Newcastle crown court per "una sentenza che infrange i diritti umani". La donna, nella sua arringa difensiva ha confessato di non essere fisicamente capace di limitare le sue grida durante i rapporti sessuali, chiamando in suo soccorso un sessuologo per testimoniare a suo favore. E rivendicando il suo diritto a fare l’amore a modo suo. E poco importa se il "concerto" sfora qualche decibel di troppo.
