Domenico Giardina

Per la Chiesa Cattolica il matrimonio è un vincolo stabilito da Dio stesso, che non può essere sciolto: “l’uomo non separi ciò che Dio ha congiunto”. Benedetto XVI lo ha ribadito ai componenti del tribunale della Rota Romana, tribunale ordinario della Santa Sede comunemente noto come Sacra Rota, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario tenutasi lo scorso gennaio. Il Papa li ha invitati a non cedere a richieste puramente soggettive che conducono ad ogni costo alla dichiarazione di nullità, ribadendo con fermezza l’indissolubilità del matrimonio cristiano. “Il bene altissimo della riammissione alla Comunione eucaristica dopo la riconciliazione sacramentale, esige – ha sottolineato il Pontefice – di considerare l’autentico bene delle persone, inscindibile dalla verità della loro situazione canonica. Sarebbe un bene fittizio, e una grave mancanza di giustizia e di amore, spianare loro comunque la strada verso la ricezione dei sacramenti, con il pericolo di farli vivere in contrasto oggettivo con la verità della propria condizione personale”.

 

Ma qualora si presenti una situazione matrimoniale fallita, e “sorgano legittimamente dei dubbi sulla validità del matrimonio sacramentale contratto, si deve intraprendere quanto è necessario per verificarne la fondatezza” (Benedetto XVI, esortazione apostolica Sacramentum caritatis, n. 29). Qui entrano in gioco i Tribunali Ecclesiastici ai quali si ricorre per affidare ad un giudice la constatazione della verità: in Sicilia nel 2009 sono state presentate 319 cause (contro 341 del 2008) e l’85,9% di queste, ovvero 274, sono state accolte con sentenza positiva. Ludovico Puma, vicario giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Siculo, precisa che “da cinque anni il numero di cause introdotte si attesta su una media di 350 l’anno, mentre prima si aggirava sui 170/180. Chiaramente il motivo per cui sono cresciuti non è da attribuire all’aumento dei matrimoni falliti perché in Sicilia se ne registrano circa 12.000 l’anno, più o meno un matrimonio celebrato su quattro termina con una separazione o un divorzio. Il divario rimane comunque enorme per potere collegare i due fenomeni”.

 

Erroneamente il più delle volte si parla di “annullamento”: in riferimento al matrimonio, questo significherebbe che la Chiesa viene meno ai suoi fondamenti non rispettando l’indissolubilità del sacramento. In realtà il Tribunale Ecclesiastico emette una sentenza sulla nullità (o meno) di un matrimonio dichiarandolo non valido dopo aver constatato che il consenso espresso da uno dei due o da entrambi i nubendi, per motivi che devono essere provati e fondati, è privo di validità.

 

Salvatore Crimi, avvocato rotale, dichiara che “stando alle statistiche fornite dal Ters – Tribunale Ecclesiastico Regionale Siculo – nel 2009 i principali motivi di nullità sono per vizio del consenso matrimoniale derivante da simulazione per esclusione dell’indissolubilità e della prole”.

 

L’esclusione per indissolubilità è stata infatti motivo di 156 cause siciliane: si tratta del mancato riconoscimento, da parte dei coniugi, dell’eternità del sacramento.

 

Ma come mai così tante coppie ricorrono al Tribunale Ecclesiastico? Alessandro Toffaletti, avvocato civile e rotale auspica che “il ricorso alla nullità avvenga per motivazioni di coscienza. Chi chiede la dichiarazione di nullità spesso esce da una esperienza matrimoniale drammatica, magari per motivi a lei o lui non ascrivibili, quindi vuole riacquistare la serenità interiore, anche di fronte alla Chiesa. Un altro frequente motivo è il desiderio di convolare a nuove nozze dopo il fallimento del primo matrimonio”. E magari farlo di nuovo con l’abito bianco, perdendo di vista l’aspetto puramente religioso e dedicandosi alla scelta dei confetti. Puma infatti sostiene che “nonostante nella nostra cultura sia profondamente radicato il valore della famiglia, il nostro tempo ha diffuso una mentalità edonistica e relativistica che ha minato le fondamenta dell’istituto familiare e matrimoniale nei suoi valori più profondi”.

 

Dai dati raccolti sembrerebbe che oggi si ottenga una dichiarazione di nullità molto facilmente ma, continua l’avvocato Toffaletti, non è così “semplicemente concorrono vari fattori; il primo è che attraverso un’operazione di scrematura molte cause, assolutamente prive di fondamento, non vengono introdotte; in secondo luogo lo sviluppo della giurisprudenza e delle scienze umane che concorrono nel giudizio (particolarmente la psicologia e la psichiatria), consente un sempre maggiore approfondimento sulle dinamiche psichiche che incidono sulla scelta matrimoniale. Infine, grazie al costante interessamento della Chiesa ed alla sua vigilanza, le cause di nullità matrimoniale sono state disciplinate anche nei compensi agli avvocati, che vengono stabiliti dalla Conferenza Episcopale e sono tutto sommato accessibili”.

 

In effetti è credenza diffusa che la dichiarazione di nullità sia un procedimento ed esclusivo appannaggio dei più abbienti quando invece la CEI ha predisposto un tariffario al quale attenersi: il Tribunale Ecclesiastico richiede per le spese processuali un contributo di euro 500 alla parte attrice. Qualora la parte convenuta nomini un patrono di fiducia o usufruisca dell’assistenza di un patrono stabile, le si chiede un contributo di euro 250; non è tenuta invece ad alcuna contribuzione ove partecipi all’istruttoria senza patrocinio, anche in caso di acquisizione, su sua richiesta, di prove ammesse dal giudice.

 

L’onorario per gli avvocati, salva la possibilità per ragioni economiche del gratuito patrocinio, è compreso tra un minimo di euro 1.500 e un massimo di euro 2.850 qualora l’appello termini con un decreto di conferma; per il rinvio ad esame ordinario, l’onorario del patrocinio è compreso tra un minimo di euro 575 e un massimo di euro 1.150. Inoltre, aggiunge l’avvocato Crimi “è previsto per chi non ha le possibilità economiche anche il gratuito patrocinio o il patrocinio del patrono stabile che lo stesso Tribunale mette a disposizione”.

 

Conclude Puma dicendo che “la cosa più grave è che stanno crescendo anche il numero di casi in cui non si vogliono avere figli. C’è gente che si sposa senza neanche una consapevolezza di fede e una consapevolezza vera di amore. È urgentissimo l’impegno da parte della Chiesa e da parte della società perché effettivamente si possa restituire a chi si sposa una coscienza e una preparazione adeguata. È vero che le persone si sposano in età sempre più avanzata ma questo non significa che siano più mature”.

 

 

Azzurra Sichera