(a cura di Jacopo Cocco) Giugno 2011, dopo trent’anni di oscurità Giulio Rapetti, in arte Mogol, esce dalle tenebre e getta luce sull’inedito “più importante tra quelli che ho scritto con Lucio Battisti”.
La canzone si intitola “Il paradiso non è qui” e parla di immigrazione, tema di grande attualità benché scritto con tre decenni di anticipo. Caratteristica del genio è quella di sapere prima di conoscere.
Racconta il paroliere: “Dopo aver ascoltato la musica di Lucio, avevo scritto questo testo. Facevo sempre così, prima la sua musica, poi le mie parole. E a lui era piaciuto molto ciò che avevo scritto. Pensava di inserirlo nell’album Una giornata uggiosa”.
Poi però non se ne fece nulla. “Mi disse che c’erano già troppe canzoni in scaletta e che l’avremmo tenuto per l’album successivo. Ma quello fu il nostro ultimo disco insieme e non ne parlammo più. La moglie, che è l’erede, non ha mai pubblicato la musica. Io invece credo che depositerò il testo che è mio e quindi posso farlo”.
La canzone è stupenda sia nelle parole che nella melodia. Quando Battisti la cantò, nell’unico provino reperibile, aveva la voce incrinata, quasi rugosa, come solo lui sapeva cantare. Una voce splendidamente imperfetta.
Le parole raccontano la vita di un immigrato italiano lontano da casa, dove ha lasciato tutte le radici e l’amore.
“Per questa gente noi siamo quelli del salame/e per cognome qui ci chiamano spaghetti […] Cos’ho fatto Marì?/ho paura d’averti perso/scrivi per carità”
Su queste note e parole per anni si sono accavallate suggestioni (pare che avrebbe potuto cantarla anche Bruno Lauzi). Dopo tanto tempo ci ha pensato uno dei diretti interessati a fare chiarezza. In parte.
Possibile che una canzone tanto bella fosse finita nel dimenticatoio? Possibile che solo ora sia stata depositata alla SIAE?
Certi dubbi restato, forse destinati all’insoluto. In compenso ci godiamo una splendida canzone ed una magistrale esecuzione. Ecco l’unico provino rimasto, ecco il grande Battisti e la sua Musica.
