Stefania Brusca

(a cura di Jacopo Cocco) Giuseppe Verdi oltre che uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi, era un monarchico e un patriota unionista convinto. Le sue eccelse opere continuano ad essere rappresentate sui palchi più importanti del mondo e sono spesso associate allo spirito risorgimentale che pervadeva il nostro Paese in quegli anni di cambiamento e di rivoluzioni. Benché deluso dall’Unità nella sua primigena gestione, Verdi fu un indefesso sostenitore dell’Italia unita e degli ideali da essa incarnati.

 

Chissà se il Cigno di Busseto immaginava che la Lega, stato maggiore in testa, un giorno avrebbe più volte intonato la sue celebre aria Va, pensiero durante i propri raduni secessionisti a base di polenta, celodurismo e dito medio (senza più la Pivetti sarà stato il Trota a fare da contralto?). Verdi mutato in secessionista? Verrebbe da pensare al miracolo di Natale, invece è solo l’ennesimo liscio di un partito isolato, confuso e senza neanche … un inno suo, che vuole “un esame per far sì che chi prende 110 a Reggio Calabria venga riqualificato rispetto all’80 che avrebbe preso a Milano” (R. Calderoli). A Milano sotto gli austriaci per le strade si gridava viva V.E.R.D.I. ovvero viva Vittorio Emanuele Re d’Italia Tratto dall’opera Nabucco, Va, pensiero viene cantato dagli Ebrei in catene ed è stato interpretato dal pubblico dell’epoca come una metafora della condizione di certe regioni italiane soggette al dominio austriaco e non solo. Il coro è inoltre ripreso da istriani, friulani e dalmati dopo la fine della guerra mondiale e intonato durante l’esodo dalle terre perdute. Oggi è diventato l’inno del carroccio.

 

Incredibile se si pensa che un’opera tanto patriottica viene cantata da Bossi che col Tricolore sappiamo benissimo cosa vuol fare. Il Va pensiero appartiene a tutti gli italiani: non ce lo faremo scippare. Il librettista del Nabucco, Temistocle Solera, apparteneva alla corrente neoguelfa. Corrente che promosse l’unità nazionale attraverso una confederazione di stati italici, ognuno governato dal proprio principe, ma tutti sotto la presidenza del Papa (avrebbero magari spostato alcuni uffici della Santa Sede a Monza?). Ci sembra poco per accettare lo sfregio morale ad una delle pagine più importanti della musica, della storia e della cultura italiana. E la LEGA si dovrà accontentare di mangiare ali d’orate: mitologici pesci volanti? come da foto. VIVA VERDI dalle Alpi a Lampedusa.