Provate a chiedervi che cosa tenga insieme i siciliani, scoprirete che la risposta non la trovate, pur cercandola alacremente, pur volendola ad ogni costo, pur obbligandovi e ritenerla possibile. Identità, tradizioni, storia, lingua, interessi? L’Isola è un continente, non può che essere abitata da una comunità, che si ritrova in ciò che è stata e in ciò che auspica di essere.
Una volta erano i luoghi comuni, gli stereotipi, che ci facevano tanto arrabbiare, ad aiutarci: i siciliani sono gelosi, maschilisti, dongiovanni, ospitali, mafiosi, gentili, individualisti, litigiosi, causidici, diffidenti. Sono capaci di trasformare ogni pregio in difetto, e complicare gli argomenti più semplici.
Ma la Sicilia non è tutta uguale, la diversità si tocca con mano. I viaggiatori del Settecento ed Ottocento se n’erano accorti eccome, e ne avevano fatto oggetto delle loro narrazioni. A leggere le descrizioni, ancora oggi, ci si meraviglia della loro arguzia e della facilità con cui siano riusciti a cogliere abitudini, vezzi, tradizioni comuni. E’ probabile che molti siciliani abbiano scoperto attraverso i narratori stranieri di essere come erano descritti e che ad alcuni quei “ritratti” siano piaciuti tanto, anche quando scoprivano difetti, da convincersi che le cose stavano così come erano descritte.
La Sicilia orientale ama la roba, ha l’attitudine e agli affari ed ai commerci, quella occidentale privilegia il potere, il comando. Nel primo dopoguerra c’era perfino la Sicilia “babba”, che era individuata in un’area del Ragusano e del Siracusano e che si spingeva oltre che Catania fino a Messina. Era “babba” perché non aveva uomini d’onore, gente che si facesse rispettare. Un modo per descrivere, dapprima in negativo, le comunità che non avevano tradizione mafiosa. Farsi rispettare, infatti, significava non farsi cacciare la mosca sul naso ad essere buoni, ma in generale significava ben altro: ottenere ubbidienza con la prepotenza e le minacce.
Oggi rappresentare la Sicilia attraverso questi luoghi comuni fa semplicemente sorridere. Basta andare a rivedere un film degli anni Sessanta – la Sicilia è stata una fonte inesauribile di soggetti per la cinematografia italiana e americana – per farsene un’idea. E’ un tuffo in un mondo che non ci appartiene più.
Le dinamiche sociali ed economiche, la comunicazione ed i suoi strumenti, le tecnologie e il progresso hanno lasciato pochi segni del tempo andato. Il fatto è che il “dopo” non è ancora stato percepito, la risposta a quella domanda iniziale – che cosa tiene insieme i siciliani? – non riusciamo a darla.
Ed è forse per questa ragione che la classe dirigente, la politica, coloro che amministrano e governano non trovano il collante comune. Mai come oggi sarebbe necessario fare un tratto di strada insieme.
