Silvia Andretti

Con la stagione estiva fanno più notizia le stragi autostradali di famiglie distrutte mentre vanno in vacanza ma a settembre tornano prepotentemente di moda quelle del sabato sera. Tutti giovani cadaveri rigorosamente sotto i trent’anni e possibilmente di bella presenza.

 

Ed ecco che le città si riempiono di manifesti con campagne sociali che avvisano chi ancora non lo sapesse che bere e guidare può rivelarsi mortale. Non ho potuto fare a meno di notare i grandi cartelloni che in queste settimane si trovano dappertutto a Palermo, finanziati dalla Regione e dall’Unione Europea. Per la sicurezza, si sa, non si bada a spese.

“Se guidi in stato di ebbrezza rischi di non fare strada” – recita l’elegante manifesto. Un bicchiere di vino rosso riverso sulla strada nebbiosa (ma siamo in Sicilia?) richiama alla mente una macchia di sangue. Una comunicazione raffinata che però risulta debole ed inefficace perché il messaggio raggiunge solo chi è già sensibile all’argomento.

 

Sul finire dell’estate scorsa, la faccia del deejay Linus campeggiava su un fondo verde pastello raccomandando bonariamente di non bere prima di guidare. Nobilissimo il suo intento ma pressoché inutile: se fossi un diciottenne neo-patentato ingranerei la marcia dopo aver dato un sorso alla mia birra e ripartirei a velocità facendo una sonora pernacchia al vecchio Linus dai capelli grigi.

 

Se vuoi convincere qualcuno devi fargli capire che in qualche modo ti identifichi con lui. Gli autori di queste campagne dimostrano di non conoscere il target al quale si rivolgono che è, principalmente, quello dei giovani. Pensate che ad un ragazzo cresciuto ad ammazzare zombie in un videogioco a dir poco agghiacciante freghi qualcosa del bonario sorriso di Linus? Ci penserà su dai due ai tre secondi prima di farsi un altro mojito.

 

Si potrà obiettare che non c’è stato mica solo Linus come testimonial. E’ vero. In una precedente campagna multisoggetto, un campione (o campionessa) sportivo sorrideva dichiarando che no, lui a guidare dopo aver bevuto non ci si metteva di certo. Giovani che parlano ai giovani, ora sì che mi hai convinto. In effetti però, se ci si pensa bene la maggior parte dei ragazzi in Italia non pratica alcuno sport per mancanza di spazi e di strutture adeguate, non va nemmeno in palestra, non sa chi siano quei tipi là se non occasionalmente quando ci sono le Olimpiadi in tv.

 

Nel caso di una comunicazione sociale così delicata, sono ben altri i mezzi persuasivi e i toni che andrebbero usati, se si volesse produrre qualche risultato e forse giustificare l’occupazione di spazi pubblicitari con l’impiego di soldi pubblici. Di spot televisivi memorabili sull’argomento non ne ricordo, il che è quanto dire. Ricordo bene invece alcuni commercials che giravano qualche anno fa sulle televisioni irlandesi. Difficilmente capiterà di vedere una cosa del genere trasmessa dalle tv italiane.

 

 

 

Vi sentite anche voi come se vi avessero dato un pugno nello stomaco? Benissimo, è proprio l’effetto che doveva farvi. Non tutto deve essere così cruento, naturalmente. Anche l’umorismo può essere usato per fare riflettere su condotte potenzialmente pericolose come bere e mettersi alla guida. E’ probabilmente meno efficace della cruda realtà ma sempre più coinvolgente dei tipi che sorridono su fondi color pastello o dell’elegante metafora del vino come macchia di sangue sulla strada.

 

Accanto alla persuasione pubblicitaria sarebbe opportuno avviare politiche mirate alla prevenzione di queste stragi. Ancora una volta l’esempio positivo proviene dagli irlandesi, noto popolo di bevitori, che però sembrano mostrare più criterio di noi quando si tratta di divertirsi senza rischiare la vita: nessuno a Dublino e dintorni prende la macchina per uscire la sera. I taxi hanno prezzi molto contenuti, in qualche caso persino più convenienti degli autobus notturni. Ma queste politiche dettate dal buon senso sembrano non poter attecchire da queste parti.