Enzo Bonsangue

(Pino Scorciapino) I critici a prescindere del governo Berlusconi sono serviti. L’istituzione a Reggio Calabria dell’”Agenzia per i beni confiscati alla criminalità” è stata velocissima (in poco più di quaranta giorni). Aveva raccolto un voto bipartisan, unanime, in Parlamento. Struttura agile – 30 persone – un prefetto a dirigerla, sedi distaccate anche in altre regioni dove abbondano i beni confiscati alla criminalità da amministrare, Sicilia e Campania in testa.

 

Tutto bene? Si ma solo se non passa la proposta governativa di rimettere sul mercato i beni sottratti alle mafie per rivenderli. Perché i più sono certi che, grazie a prestanome, tornerebbero in possesso dei soggetti a cui è stata effettuata la confisca o sarebbero acquistati da nuovi proprietari comunque operanti nello stesso ramo d’affari.