Nei velocissimi tempi di facebook e twitter, cambia anche il ruolo dell’intelligence. Dinanzi alla mole di informazioni circolanti, occorre implementare e potenziare la capacita’ di analizzare e interpretare le fonti aperte. ”I nuovi media e i social network richiedono un ampliamento e un aggiornamento continuo delle competenze informatiche dei servizi di intelligence”, spiega Marco Minniti, deputato Pd e presidente della Fondazione Icsa (Intelligence Culture and Strategic Analysis), in un’intervista a ‘Gnosis’ (n. 1- 2011), la rivista italiana di intelligence, Agenzia informazioni sicurezza interna (Aisi), nella quale si delinea il quadro culturale della sicurezza nazionale.
”Certo i social network -sottolinea il presidente della Fondazione Icsa- aumentano la diffusione e la capillarizzazione della propaganda terroristica, ad esempio, ma sull’altro versante potenziano la capacita’ di infiltrazione dell’intelligence, come dimostra una recente iniziativa dell’esercito americano, che ha deciso di contrastare le ideologie estremiste e la propaganda anti-americana ricorrendo a un software che crea profili fittizi in grado di interagire e, quindi spiare, i nemici che agiscono nel cyberspazio". Dunque, dal punto di vista della minaccia terroristica, ”i social network sono in se’ strumenti neutri a disposizione sia degli infiltranti che degli infiltrati. La vera differenza competitiva la fanno la qualita’ e il livello culturale delle risorse umane impiegate”.
Diverso, per Minniti, e’ invece il discorso in rapporto al cyber crime, ”per il quale i social network rappresentano un vasto territorio di azione e una fonte di lucro. Oggi infatti i malware, i programmi maligni, non viaggiano piu’ attraverso gli allegati mail, ma si diffondono proprio attraverso Facebook e Myspace, sfruttando il potenziale moltiplicativo della rete di contatti per il furto d’identita’ e di dati personali. Da questo punto di vista -avverte l’esponente del Pd- i social network giocano eminentemente il ruolo di vittime potenziali”.
Facendo il punto su intelligence e tutela dell’interesse nazionale in tempi di globalizzazione, nell’intervista a ‘Gnosi’ Minniti sottolinea che ”conciliare cultura della sicurezza, percezione della sicurezza nella collettivita’ ed effettiva tutela degli interessi nazionali e’ la sfida che attende non solo l’Italia, ma gli Stati occidentali e democratici in genere”. La tutela della sicurezza nazionale, rimarca l’ex vice ministro dell’Interno, ”trova i suoi necessari presupposti in una cultura della sicurezza condivisa (da forze politiche e istituzioni) e, soprattutto, in una realistica percezione dei problemi della sicurezza interna e internazionale da parte dell’opinione pubblica”.
Per Minniti, ”le aree a grande rischio in cui dovranno necessariamente cimentarsi i sistemi e gli apparati nazionali di intelligence saranno il contrasto alla criminalita’ organizzata, nazionale e transnazionale, la lotta al terrorismo, alla corruzione, al cyber crime, la protezione delle Infrastrutture Critiche. La globalizzazione porta liberta’, democrazia e ricchezza ma se non vigilata produce distorsioni, elusione delle regole, permeabilita’ delle giurisdizioni nazionali, vulnerabilita’, incremento delle disuguaglianze, riciclaggio, corruzione, protezionismo, conflitti”.
Le piramidi dei poteri e delle relazioni tra Stati e tra soggetti economici e produttivi, avverte Minniti, ”cambiano con grandissima velocita’. Le sempre piu’ profonde differenze di benessere e di reddito, sia tra Stati che all’interno dei singoli Stati, rappresentano la causa fondamentale dei rischi planetari, che si possono articolare lungo tre direttrici: sbilanciamenti globali e volatilita’ finanziarie, crisi fiscali e collasso dei prezzi dei beni; corruzione, riciclaggio e sviluppo delle organizzazioni criminali transnazionali; volatilita’ dei prezzi delle materie prime energetiche, modificazioni climatiche e insicurezza alimentare e idrica”. Di fronte a questi scenari, ”l’intelligence economica diventa una parte fondamentale dell’attivita’ dei Servizi”.
Il deficit di interesse riguardo la centralita’ dell’intelligence economica e’ secondo il presidente della Fondazione Icsa ”il sintomo di un significativo ritardo culturale: l’opinione pubblica non ha ancora una percezione chiara dei volumi d’affari generati dalle mafie, ne’ immagina fino a che punto le speculazioni finanziarie o immobiliari possano minare le strutture politiche e socioeconomiche di interi stati”. In questo senso, ”occorre implementare un modello organizzativo dell’intelligence in grado di interpretare i processi di trasformazione strutturale delle economie mondiali”.
”Se non affrontiamo il tema dell’intelligence economica -rimarca il deputato Pd- abbiamo uno svantaggio competitivo del sistema Italia che diventa uno svantaggio strutturale”. Percio’ l’Italia ”deve attrezzarsi per ottenere una capacita’ informativa in grado di competere con quella degli altri Paesi dello scacchiere mondiale. Un Paese che dispone di molte informazioni -conclude Minniti- e’ un Paese che conta negli equilibri della sicurezza internazionale”.
