Domenico Giardina

(Vincenzo Gueccia) Domanda: qual è quella cosa senza la quale tutta la tecnologia post-moderna non sarebbe esistita né esisterebbe? Risposta: il microprocessore. E sarebbe inutile rimarcare l’incalcolabile importanza che tale conquista tecnologica riveste nel paradigma scientifico contemporaneo, e quindi nella vita quotidiana di ognuno di noi, in quella debordante quantità di hi-tech a portata di touch, ma anche e meno banalmente nella ricerca medica in genere o nell’astrofisica che si spinge sempre più in là nell’esplorazione del cosmo e delle sue misteriose leggi. Il microprocessore ha messo un paio di poderose ali alla ricerca dell’uomo e, come il dono di un dio pagano, ne ha moltiplicato le possibilità.

 

Chi ha inventato il microprocessore, pur essendo lungi dall’essere un dio, è di certo un uomo dall’eccezionale intelligenza e dallo spirito eletto, il suo nome è Federico Faggin ed è nato a Vicenza nel 1941. Al suo attivo il microprocessore e l’invenzione del touchpad per citare alcune delle sue creazioni. Synaptics l’ha fondata lui per intenderci. Dopo avere conseguito il diploma di perito industriale, Faggin ha cominciato subito a concentrarsi sullo studio e la progettazione dei calcolatori presso Olivetti, ai tempi molto all’avanguardia nel settore. Nel frattempo si laurea in fisica all’Università di Padova. Dopo la laurea Faggin approda agli States, nell’anno principe della contestazione, il 1968, per fermarsi circa sei mesi, dichiarerà quarant’anni dopo in un’intervista, ma non è stato così, tant’è che vi risiede ancora e lavora nel cuore della Silicon Valley, poiché qui ha trovato un ambiente straordinariamente fervido e vitale dal punto dell’organizzazione e degli investimenti nella ricerca, mentre l’Italia, a detta dello stesso Faggin, lo fece sentire un po’ straniero (oggi probabilmente lo farebbe sentire un alieno…).

 

Nel 1974 ha fondato ZiLOG con il supporto di un altro ingegnere, Ralph Ungermann, la prima azienda che si applica in maniera esclusiva allo sviluppo dei microprocessori, inventando lo Z80 che fu commercializzato due anni dopo. Per comprendere il successo che ebbe questo microprocessore basti pensare che ne furono prodotti più di due miliardi di esemplari, anche grazie al fatto che ZiLOG concesse la licenza senza royalty a produttori come TOSHIBA ad esempio, che cominciarono a produrlo a livello industriale determinando la vastissima diffusione della CPU. È davvero affascinante riscoprire quale sia l’importanza e l’impiego di questa CPU che, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, è entrata nella nostra vita quotidiana dalla sua scoperta fino a oggi, nascosta da strutture in plastica o in alluminio. Lo Z80 è un importante pezzo di cultura degli ultimi trent’anni.

 

Vi ricordate di Pac-Man? Il videogioco della Namco commercializzato sin dal 1980, all’inizio ingabbiato dentro uno di quei frigoriferi che funzionavano a monete o gettoni? Ecco, il nostro caro Pac-Man non sarebbe potuto esistere senza la CPU in questione. Così come molti altri giochi dell’inizio degli anni Ottanta e molte delle prime e successive console videoludiche come la ColecoVision, il Sega Master System e il Sega Game Gear o il primo Nintendo Game Boy che usava una CPU della famiglia Z80. E alcune delle famose calcolatrici della Texas Instruments, chi non ne ha avuta una a scuola? Ma anche alcuni modelli di fax, stampanti o fotocopiatrici utilizzano lo Z80 e andando a ritroso possiamo incontrare il famoso microprocessore nei primi home computer degli anni Ottanta che nei quarantenni di oggi suscitano una commossa e inconsolabile nostalgia, come il Sinclair ZX80 o il Sinclair ZX Spectrum o l’Osborne 1, il primo, per così dire, notebook della storia, dato che pesava circa dieci chili o il Kaypro II il suo successore anche se concorrenziale, o ancora il Commodore 128, dove riveste il ruolo di co-protagonista insieme al MOS 8502.

 

E che dire del suo impiego negli strumenti musicali elettronici? Tutti coloro che anni vissuto l’evoluzione dei sintetizzatori perché appassionati o musicisti come potranno dimenticare le prime complesse macchine del suono come i primi Prophet, il Six-Trak, il Multitrak il MemoryMoog, l’Oberheim OB-8 con MIDI e il Roland Jupiter-8. E quello citato è soltanto un esiguo campionario di tutti gli strumenti elettronici sviluppati sul microprocessore di Faggin. Meno visibile il suo impiego in alcuni dispositivi della vita quotidiana americana nei primi anni Ottanta come i terminali per le carte di credito delle stazioni di rifornimento, le macchine per i primi mix video che andavano in onda in televisione e ancora dispositivi per il riconoscimento vocale, sistemi di innaffiatura automatizzata e così via dicendo. Lo Z80 ha operato una rivoluzione tecnologica in tutto il pianeta e su tutti i fronti. E Faggin, il nostro connazionale, cui non mancano di certo i riconoscimenti (ha ricevuto di recente anche quello del Presidente Obama) rappresenta ancora oggi per l’Italia un’inestimabile e inaccettabile fuga.