Salvatore Parlagreco

I casi di infezione alimentare, che hanno provocato anche dei decessi, in Germania hanno riproposto un tema di grande rilevanza sociale, la sicurezza alimentare.  Mario Campli  ha svolto una relazione  nella città di Brasilia, nei giorni scorsi, durante la quarta tavola della società civile UE-Brasile, su "La posizione della società civile dell’Unione europea  in materia di sicurezza alimentare e nutrizionale, globale". Campli è membro del Comitato economico e sociale europeo e presidente della sezione specializzata “agricoltura, sviluppo rurale, ambiente”  del Comitato economico e sociale europeo. Crediamo, pertanto, che sia di grande interesse proporre la sua relazione ai lettori della nostra testata 

 

Introduzione

 

Le percezioni e il ruolo della società civile nella Unione europea, in tema di sicurezza alimentare globale

Nella Unione europea, la società civile manifesta un’attenzione costante a tutti gli aspetti dell’alimentazione:

 

una permanente vigilanza sulla alimentazione come salute;

una diffusa propensione a considerare l’alimentazione come cultura e stile di vita;

una consapevolezza abbastanza diffusa che nel mondo l’alimentazione è ancora una sfida cruciale sul piano sociale, politico e umano.

La società  civile europea considera come suo diritto intervenire e prendere la parola su tutte le dinamiche relative all’alimentazione; e colloca anche la sicurezza alimentare globale nell’ambito dei diritti, considerando il diritto all’alimentazione e al benessere nutrizionale tra i fondamentali diritti umani.

La società  civile europea riconosce, inoltre, un ruolo specifico alle organizzazioni degli agricoltori nella elaborazione delle politiche per l’agricoltura europea ed una funzione specifica delle organizzazioni dei consumatori nei processi decisionali relativi alle politiche per l’alimentazione ed alle politiche ambientali; sottolinea anche il valore della partecipazione degli uni e degli altri alle valutazioni di impatto dei negoziati commerciali in agricoltura .

Il CESE, nei suoi documenti, non ha mancato, altresì, di sottolineare che, nel corso della crisi economico-finanziaria, si sono verificati comportamenti contraddittori, anche all’interno della stessa società civile europea: da una parte, il coinvolgimento ideale con le rivolte della fame nelle diverse parti del mondo, dall’altra il ricorso da parte dei consumatori europei a specifici prodotti finanziari speculativi, offerte dalle banche anche europee, collegati agli andamenti speculativi dei prezzi delle materie prime agricole. Anche su tali specifiche problematiche, pertanto, il CESE ha intrapreso analisi e riflessioni.

Il CESE, inoltre, ha raccomandato alle organizzazioni internazionali per la salute e l’ambiente di scoraggiare diete alimentari comportanti un consumo eccessivo di proteine animali.

I temi fondamentali per una Agenda politica sulla sicurezza alimentare

 

lotta contro la volatilità dei prezzi,

controllo della speculazione degli operatori finanziari mediante l’elaborazione di un’adeguata regolamentazione dei mercati finanziari,

sostegno alla creazione di riserve alimentari,

promozione di una nuova organizzazione dei mercati,

promozione dell’agricoltura in quanto settore prioritario in diversi paesi in via di sviluppo,

sostegno all’autonomia alimentare di ciascun paese,

sostegno alle organizzazioni di agricoltori, in particolare a livello locale,

integrazione del concetto di sicurezza alimentare nelle regole di disciplina del commercio (in ambito OMC e di accordi commerciali regionali/bilaterali),

accresciuta coerenza del ricorso agli aiuti alimentari,

maggiore coerenza delle politiche (agricole e di sviluppo),

incentivazione delle colture di biocarburanti, purché non a scapito della produzione alimentare,

sostegno alla transizione verso un’agricoltura sostenibile e dissuasione da diete alimentari comportanti un consumo eccessivo di proteine animali per tutelare la salute umana e l’ambiente,

tutela del diritto all’alimentazione e dell’accesso alla proprietà fondiaria,

sostegno alla creazione di reti di sicurezza sociale mediante un meccanismo di riassicurazione a livello mondiale.

 

Le tematiche più attuali e le politiche più  urgenti

Un approccio coerente al tema della sicurezza alimentare nel mondo

La sicurezza alimentare si presenta come un problema complesso di cui vanno presi in considerazione3 i quattro aspetti di:

 

disponibilità  quantitativa di cibo;

accesso fisico, economico e sociale;

utilizzo corretto;

stabilità nel tempo di: disponibilità, accesso ed utilizzo.

Il CESE ritiene che se queste quattro sfide non vengono affrontate contestualmente nessuna politica potrà risultare efficace.

Dalla Seconda guerra mondiale in poi il concetto di insicurezza alimentare ha conosciuto un’evoluzione significativa, integrando nel corso del tempo varie dimensioni: macro e microeconomica, qualitativa e infine nutrizionale. Oggi questo concetto è divenuto polisemico e dinamico, collegato in una relazione complessa con il commercio internazionale, i regimi politici e le strutture sociali esistenti, ma anche con numerosi fattori soggettivi che occorre esaminare e valutare con attenzione.

Analogamente, anche la sicurezza alimentare è un concetto che si è modificato nel corso degli anni, e di recente ha incluso anche l’aspetto "nutrizionale". Le definizioni oggi più diffuse, ispirate a quella proposta dalla Banca mondiale nel 1986, sono state riassunte da Maxwell e Frankenberger, secondo i quali per sicurezza alimentare s’intende "l’accesso sicuro e costante a cibo sufficiente per poter condurre una vita in buona salute" (1992).

In un mondo in cui la produzione alimentare basta a sfamare tutti gli individui, oltre un miliardo di persone oggi non ha accesso ad una quantità di cibo sufficiente. Perché? Perché uno dei fattori chiave della sicurezza alimentare e nutrizionale è la povertà. L’insicurezza alimentare e la malnutrizione sono infatti nel contempo una causa e un effetto della povertà e del sottosviluppo: il benessere nutrizionale delle fasce povere di popolazione non è soltanto una conseguenza dello sviluppo, ma un suo presupposto.

Da un’analisi degli elementi concreti che costituiscono l’insicurezza alimentare emergono le seguenti caratteristiche di base4: a) è in aumento e ad oggi, dopo le due crisi, il numero di persone colpite supera il miliardo; b) è sempre più concentrata (riguarda per l’89 % Asia, Pacifico e Africa subsahariana); c) rimane un fenomeno fortemente rurale (il 70 % degli individui in condizioni di insicurezza alimentare risiede nelle aree rurali), ma va acquistando sempre maggiore rilievo la componente urbana e periurbana.

Il concetto di insicurezza alimentare, pertanto, è complesso ed è la risultante del concorso di tutta una serie di circostanze. Si possono formulare quattro ipotesi circa le cause all’origine di tale deficit, tenendo però ben presente che nella maggior parte dei casi l’insicurezza alimentare è dovuta ad una combinazione di questi scenari, i cui effetti sono cumulativi:

 

una produzione strutturalmente insufficiente, senza che il paese in questione sia in grado di rimediare a questo deficit con le importazioni di derrate alimentari,

una domanda insufficiente dovuta alle condizioni di povertà della popolazione,

una forte instabilità della produzione alimentare e/o della domanda di derrate alimentari,

problemi di accesso alle derrate alimentari per via di una situazione di conflitto o di crisi.

Il CESE considera che le sfide sulle quali, ora, è necessario concentrarsi e dare una risposta sono le seguenti5:

 

la sicurezza alimentare e il funzionamento dei mercati agricoli,

la sicurezza alimentare a livello locale,

l’esigenza di garantire la coerenza tra le diverse politiche attuate,

la sicurezza alimentare in quanto diritto,

la governance globale degli strumenti utilizzati per garantire la sicurezza alimentare.

La sicurezza alimentare e il funzionamento dei mercati agricoli

La volatilità  dei prezzi

 

Nell’opinione della maggioranza degli esperti e dei responsabili politici internazionali, la volatilità dei prezzi agricoli era un fenomeno puramente congiunturale, e la liberalizzazione degli scambi agricoli avrebbe avuto una funzione di stabilizzatore e sarebbe servita ad orientare l’andamento tendenziale dei prezzi verso l’alto6. Questo ragionamento si basava sulla fiducia nella capacità di autoregolamentazione dei mercati agricoli.

Da allora, però, l’insorgere della crisi finanziaria e di quella alimentare ha dimostrato chiaramente che i mercati agricoli in realtà non sono in grado di autoregolamentarsi: di conseguenza, la politica di totale affidamento alle forze del mercato (laissez faire) non è la soluzione adatta, né sul piano economico né dal punto di vista strategico.

Analogamente a quanto avvenuto con la crisi finanziaria, la crisi alimentare che ha colpito i paesi poveri nel 2008 è stata determinata da prezzi di mercato:

spesso inferiori ai costi di produzione effettivi;

scollegati dalle basi fisiche dell’offerta e della domanda, il che ha favorito l’aumento di manovre speculative, incentivate anche dalla progressiva deregolamentazione e dall’abolizione graduale dei meccanismi di intervento;

eccessivamente volatili, a causa dei due fattori sopra ricordati.

Diversi elementi entrano in gioco per spiegare questa volatilità: il rinnovato interesse degli speculatori sui mercati agricoli, le tensioni accresciute tra l’offerta e la domanda, la riduzione dei livelli delle scorte e i rischi climatici. È però difficile valutare con precisione in che misura ciascuno di questi fattori abbia contribuito all’instabilità dei prezzi, a causa della scarsità di dati disponibili soprattutto sui mercati finanziari, che rimangono relativamente opachi.

La finanziarizzazione dei mercati agricoli

 

Per finanziarizzazione s’intende l’utilizzo di prodotti fisici (in questo caso, agricoli) in quanto attività sottostanti alle transazioni finanziarie (scambio di rischi).

La speculazione sulle materie prime (in particolare agricole) è un fenomeno recente ed estremamente dinamico7.

Si possono citare quattro ordini di motivi della finanziarizzazione:

i mercati dei futures di prodotti agricoli sono generalmente ristretti;

i mercati agricoli sono per loro natura attraenti dato che la volatilità dei prezzi è una loro caratteristica strutturale (fonte di profitti);

i mercati dei futures di prodotti agricoli sono scarsamente regolamentati;

la progressiva liberalizzazione dei mercati agricoli in un contesto di crescente interconnessione dei mercati (globalizzazione) è accompagnata da un afflusso di investitori a breve termine.

Secondo numerosi esperti, la crescente finanziarizzazione dei mercati agricoli e il conseguente diffondersi dei fenomeni speculativi hanno indubbiamente inciso sul rialzo dei livelli dei prezzi, soprattutto dei cereali, e sull’aumento della volatilità osservata delle quotazioni.

Una nuova organizzazione dei mercati agricoli e finanziari

 

Oggi ci troviamo a misurarci con un’economia-mondo (globalizzata), nella quale le iniziative isolate non possono più bastare, da sole, ad innescare il cambiamento. Il problema dell’insicurezza alimentare nel mondo potrà essere definitivamente risolto solo affrontandolo alla radice, che è la volatilità incontrollata dei prezzi agricoli sui mercati internazionali.

In primo luogo, è necessario che tutte le transazioni e le posizioni degli operatori siano registrate, sia nei mercati regolamentati che nei mercati OTC (over-the-counter, cioè fuori borsa).

Parallelamente, è indispensabile una maggiore trasparenza dei mercati fisici, soprattutto per quanto riguarda i livelli di risorse e di scorte, nonché dell’offerta e della domanda a breve e medio termine.

Occorre inoltre adottare una regolamentazione "uniforme" a livello internazionale per i mercati finanziari, per evitare la concorrenza tra le piazze finanziarie e le possibilità di elusione delle regole dovute per l’appunto alla mancanza di normative internazionali.

La creazione di riserve alimentari

 

Ai fini di un rafforzamento delle misure sotto il profilo dell’efficienza complessivo, è opportuno introdurre un nuovo approccio in materia di vigilanza, gestione e regolamentazione dei mercati agricoli fisici e OTC.

Occorre creare delle scorte di intervento gestite a livello internazionale.

Di fronte all’impennata dei prezzi delle derrate alimentari che sta nuovamente interessando tutte le regioni del pianeta, alcuni paesi iniziano a mettere in campo delle strategie di risposta: i dieci Stati membri dell’ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico), ad esempio, in collaborazione con i loro partner Cina, Giappone e Corea del Sud, hanno deciso di creare delle riserve di riso in ciascun paese di questo blocco regionale.

La sicurezza alimentare a livello locale

Benché nei paesi ACP l’agricoltura rappresenti il principale settore di attività, negli ultimi decenni tanto le politiche dei governi nazionali quanto quelle delle istituzioni internazionali non hanno riservato al settore agricolo l’attenzione che meritava. Nel rapporto redatto dall’Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE8, si può leggere, rispettivamente nella proposta di risoluzione e nella motivazione, che "[…] nell’ambito del 9° FES solo 4 paesi ACP su 78 hanno fatto dell’agricoltura un settore prioritario" e che "degli stanziamenti del 9° FES […] solo il 7 % è destinato allo sviluppo rurale e l’1,1 % è espressamente assegnato alle attività connesse all’agricoltura".

Dal 1975 la quota delle importazioni dell’Unione europea dai paesi ACP è scesa dal 7 % al 3 %; malgrado ciò, gli scambi commerciali con l’UE rimangono importanti per questi paesi. Tuttavia, occorre interrogarsi sui motivi per i quali quasi il 30 % del commercio degli ACP viene realizzato con l’UE, mentre gli scambi intraregionali ACP non superano il 10 %.

Dal 1990 ad oggi gli investimenti esteri diretti (IED) nei paesi in via di sviluppo sono quintuplicati, ma pressoché nulla è andato a beneficio dei paesi ACP, che rappresentano appena il 3 % degli IED europei. Si deve osservare inoltre che più del 50 % delle entrate in valuta estera degli ACP provengono dalle esportazioni di prodotti di base.

Senza voler rimettere completamente in discussione il modello orientato all’esportazione dei prodotti agricoli, e tenuto conto delle cifre riportate in precedenza, è necessario assegnare la priorità all’elaborazione di politiche agricole che privilegino innanzitutto i mercati locali e regionali e siano incentrate sulle popolazioni rurali presenti sul territorio.

Il CESE sottolinea l’esigenza che i governi dei paesi in via di sviluppo associno stabilmente le organizzazioni degli agricoltori alla programmazione dello sviluppo agricolo e rafforzino tutte le forme di organizzazione della produzione create dagli agricoltori, come pure quelle promosse dai lavoratori e dai consumatori.

Infine, in tutti i paesi in via di sviluppo, ma soprattutto negli Stati ACP, qualsiasi analisi sul futuro della politica agricola, e più in generale di quella in materia di nutrizione, deve riservare un’attenzione particolare al ruolo delle donne, fondamentale nell’intero processo della produzione agricola e specialmente per quanto concerne le colture alimentari. La funzione che le donne svolgono nelle comunità rurali è tanto più importante in quanto i gravi danni causati dal diffondersi dell’Aids, che ha ridotto la manodopera disponibile, mettono seriamente a rischio il conseguimento di una sicurezza alimentare sostenibile.

Sicurezza alimentare: è necessario garantire la coerenza tra le diverse politiche attuate

Una strategia globale per la sicurezza alimentare si articola pertanto in un complesso di azioni e politiche: riduzione della povertà e crescita del reddito; politiche di welfare e di previdenza; politiche agricole e sviluppo rurale; ricerca e sviluppo; commercio e sviluppo integrato regionale; aiuto alimentare; politiche demografiche; lotta alla corruzione.

Come si può  ridurre in modo duraturo la povertà su scala globale promuovendo al tempo stesso la crescita economica mondiale? La comunità internazionale non sarà in grado di ottenere un’inversione sostenibile della tendenza se non agendo simultaneamente e in via prioritaria su tre leve, ossia salute, istruzione e agricoltura: cure sanitarie, educazione e nutrizione sono infatti i tre pilastri dello sviluppo economico di qualsiasi regione del mondo.

La politica commerciale ha certamente un ruolo importante da svolgere nel far fronte alle crisi alimentari ma non ne rappresenta il fattore principale: può, se ben usata, ridurre il problema ma al tempo stesso può, se usata impropriamente, peggiorare la situazione. Il CESE sottolinea:

 

l’importanza di mercati internazionali aperti ma disciplinati da regole, anche per migliorare l’efficienza della produzione agricola mondiale,

l’ostacolo rappresentato dal ricorso generalizzato a misure protezionistiche per la sicurezza alimentare globale, poiché una tale strategia non garantisce la necessaria flessibilità e impedisce, specialmente in Africa, qualsiasi forma di integrazione regionale concreta,

l’accresciuta vulnerabilità dei paesi che, specializzandosi, divengono sempre più dipendenti dai mercati internazionali. La sicurezza alimentare può essere messa in pericolo da un’eccessiva dipendenza dall’andamento dei prezzi delle esportazioni e delle importazioni di derrate alimentari, caratterizzati negli ultimi anni da una particolare volatilità,

l’esigenza che un commercio regolamentato integri nel proprio processo decisionale e nelle proprie misure di attuazione i principi del diritto all’alimentazione, e che gli Stati si astengano dal contrarre obblighi internazionali in contrasto con tali principi.

Per quanto riguarda i flussi internazionali di derrate alimentari dal Nord verso il Sud del mondo, il CESE osserva inoltre che occorre tener presente che interventi sotto forma di massicci aiuti alimentari possono stravolgere i mercati locali e pregiudicare la sicurezza alimentare degli stessi produttori agricoli. Il Comitato appoggia quindi la decisione del PAM (Programma alimentare mondiale) di orientarsi verso una diversa impostazione degli interventi.

La politica agricola comune (PAC) ha mantenuto nell’Unione europea la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare senza perseguire e raggiungere l’autosufficienza dell’Europa per i prodotti agricoli; la revisione della PAC, in corso, potrà essere utile a ridurre elementi di distorsione sia interna all’UE sia sul piano internazionale, mantenendo la sicurezza alimentare, globale ed europea, tra i suoi obiettivi principali e approfondendo gli aspetti della sostenibilità.

La produzione agricola e alimentare di origine locale ha un ruolo vitale non soltanto per la sicurezza alimentare, ma anche per lo sviluppo dell’attività economica degli agricoltori e per il coinvolgimento di questi nella protezione dell’ambiente. Il CESE ha sottolineato, peraltro, nei suoi pareri, che le indicazioni e denominazioni geografiche sono l’unica forma di proprietà intellettuale che le comunità locali, in ogni parte del mondo, sono in grado di possedere. Su questo versante, quindi, sarebbe incomprensibile una divisione Nord-Sud nella OMC9.

La produzione di biocarburanti di prima generazione presenta molte controindicazioni e non risponde pienamente agli obiettivi europei. Essi, infatti, hanno un costo elevato di produzione, un costo elevato ambientale, sottraggono cereali all’alimentazione umana ed animale, accelerano la riduzione delle risorse idriche, drammatica soprattutto in alcune regioni, e contribuiscono all’aumento dei prezzi dei cereali sui mercati mondiali. Fatte salve queste preoccupazioni, che potrebbero diminuire se fossero adottate misure di monitoraggio e di certificazione dei metodi di produzione dei biocarburanti, eventualmente attraverso dei sistemi di tracciabilità dei prodotti, il CESE ritiene che debbano essere sostenute ulteriormente la ricerca e lo sviluppo dei biocarburanti di seconda e anche di terza generazione10.

La promozione e il sostegno all’agricoltura sostenibile al livello globale costituisce una fondamentale strategia di appoggio alla sicurezza alimentare globale. Già nel presente, ma soprattutto nel futuro, i disastri meteorologici sono tra le cause maggiori della volatilità dei prezzi mondiali. L’agricoltura, come è noto, è – ad un tempo – vittima e responsabile del peggioramento del clima (tecniche produttive e pratiche di deforestazione). Bisogna, pertanto, incoraggiare e sostenere pratiche diffuse di agro-ecologia. Non escludendo che tali processi trovino spazio anche nei negoziati OMC.

Il CESE appoggia, pertanto, il Progetto di ricerca Animal change lanciato il 2 marzo 2001 da istituti di dodici paesi europei e del Brasile, della Tunisia, della Turchia, del Senegal, della Nuova Zelanda, sostenuto dalla Commissione europea, che ha l’ambizione di determinare, in funzione di parametri climatici, economici ed energetici, le caratteristiche dei sistemi degli allevamenti del futuro.

La sicurezza alimentare in quanto diritto

Il CESE sottolinea l’esigenza di introdurre nuovi istituti del diritto internazionale che completino gli strumenti di disciplina dei mercati e il lavoro delle istituzioni competenti in materia.

Il CESE si riconosce nella definizione del diritto all’alimentazione – e alla nutrizione – come "il diritto ad avere un accesso regolare, permanente e libero, sia direttamente sia tramite acquisti monetari, a cibo quantitativamente e qualitativamente adeguato e sufficiente, corrispondente alle tradizioni culturali della popolazione di cui fa parte il consumatore e in grado di assicurare una vita psichica e fisica, individuale e collettiva, serena, soddisfacente e degna"11.

Se oggi la Costituzione in vigore in diversi paesi del mondo fa esplicito riferimento al diritto all’alimentazione, ben pochi Stati hanno tuttavia adottato normative nazionali che tutelino l’effettivo rispetto di tale diritto. Il Brasile, che è tra questi ultimi, ha persino adottato una legge ordinaria nella quale si riconosce che il diritto al cibo e all’acqua può costituire il fondamento di un’azione legale (possibilità di adire i tribunali, ecc.).

Il CESE ha quindi chiesto all’UE, e chiede anche alle organizzazioni della società civile degli altri paesi, un’iniziativa politica forte, finalizzata ad un’adesione formale di questi paesi ai principi del diritto all’alimentazione e all’inserimento nei futuri mandati negoziali del diritto all’alimentazione (secondo la definizione dell’ONU sopra riportata) in quanto "elemento vincolante".

Il Comitato fa osservare che tutte le possibili ed utili strategie di lotta alla povertà  e di promozione della crescita della sicurezza alimentare possono dare fruttuosi e stabili risultati solo se, contestualmente, nei paesi in condizioni di insicurezza alimentare avanzano i processi democratici e si rafforza lo Stato di diritto.

Accesso alla proprietà fondiaria: recentemente, la scarsità di terreni agricoli utilizzabili è stata aggravata da un nuovo fenomeno di rilevanza economica e politica, vale a dire l’acquisizione di grandi estensioni di terreno da parte di Stati, società private e fondi di investimento, che si assicurano il controllo della produzione e minacciano persino l’indipendenza degli Stati12. È quindi urgente definire un quadro giuridico, bilaterale e multilaterale, che garantisca un’equa ripartizione dei benefici per quanto riguarda il lavoro, le norme ambientali, lo sviluppo tecnologico e la sicurezza alimentare del paese interessato.

Acqua: il collegamento tra la sicurezza alimentare e la questione dell’acqua è stato stabilito nella risoluzione dell’ONU del 20 aprile 2001. È necessario che il concetto di "diritto di accesso all’acqua" trovi riconoscimento politico e giuridico poiché l’accesso all’acqua potabile è condizione imprescindibile per la salute pubblica, oltre ad essere parte integrante di un’alimentazione qualitativamente adeguata.

Sistemi di protezione sociale: molti paesi poveri sono restii a creare sistemi di protezione sociale robusti, perché temono poi di non essere più in grado di finanziarli a causa di shock interni o esterni, ad esempio un crollo improvviso dei proventi delle esportazioni, raccolti scarsi o forti rialzi dei prezzi delle derrate alimentari sui mercati internazionali. Per aiutare tali Stati a superare queste remore, la comunità internazionale può mettere in campo un meccanismo di riassicurazione a livello mondiale. Se i donatori internazionali integrano con il loro contributo il pagamento dei premi assicurativi da parte dei paesi in questione, questi ultimi saranno probabilmente incentivati a introdurre solidi regimi di protezione sociale a beneficio delle loro popolazioni.

Riforma della governance globale13

Il CESE afferma l’assoluta necessità di riformare gli strumenti, gli organismi e le politiche della governance globale della sicurezza alimentare e del commercio, secondo il principio e le prassi della coerenza delle politiche per lo sviluppo.

Il Comitato intende anzitutto sottolineare che il conseguimento della sicurezza alimentare presuppone la realizzazione di un progetto di sviluppo socioeconomico di portata mondiale, risultato di una duplice convergenza: quella tra le diverse politiche attuate (sociali, economiche e territoriali) e quella tra le varie istituzioni nazionali e internazionali. Questa specifica azione di governance necessita del coinvolgimento e della collaborazione della società civile organizzata.

Questa governance globale richiede alcune condizioni preliminari:

 

un modello di simulazione economica per comprendere meglio il funzionamento dei mercati agricoli,

banche dati e indicatori per poter valutare più adeguatamente i rischi sui mercati agricoli,

la concezione dell’agricoltura e dell’alimentazione come beni pubblici mondiali.

È appunto in questa prospettiva che diverse organizzazioni della società civile e alcuni think tank indipendenti propongono di creare un’Organizzazione mondiale dell’agricoltura. Non dovrebbe trattarsi dell’ennesima istituzione internazionale, ma di una piattaforma di cooperazione e di decisione per il settore agricolo che riunisca tutte le competenze indispensabili per definire le linee di forza future: la FAO per la sicurezza alimentare, l’OMC per il commercio, la Banca mondiale per lo sviluppo, l’FMI per le questioni finanziarie e monetarie, ecc.

Il ruolo della società civile

Il CESE insiste sull’esigenza di rafforzare il ruolo della società civile e di instaurare un dialogo più strutturato tra questa e i poteri decisionali ai diversi livelli; sottolinea in particolare la funzione di concertazione che svolgono le organizzazioni dei produttori agricoli e l’importanza delle diverse forme di organizzazione della produzione attuate ad opera di tali organismi.

Di conseguenza, il Comitato considera di rilevanza strategica il coinvolgimento delle organizzazioni degli agricoltori nell’elaborazione delle politiche nazionali di sviluppo, come pure la loro partecipazione ai processi decisionali e alle valutazioni di impatto riguardanti i negoziati commerciali e la loro attuazione.

A tal fine, è  necessario destinare aiuti finanziari specifici alla formazione professionale degli agricoltori, in particolar modo delle donne, per via del loro ruolo strategico nelle aree rurali, affinché agricoltori ed agricoltrici possano affermarsi come protagonisti attivi dei processi politici e dello sviluppo tecnologico.

Il CESE sottolinea inoltre l’importanza dell’economia sociale e delle imprese e organizzazioni di questo settore nei paesi ACP, anche per rispondere ai diversi effetti della crisi alimentare e finanziaria, con particolare riguardo alle persone che lavorano nell’economia informale e nelle zone rurali .