Domenico Giardina

Provocanti e seduttive, si muovono sulle chat hard con abilita’, mietendo vittime fra i cybernauti dell’altro sesso. E’ il mondo delle sessomaniache, un pianeta ancora invisibile ma sempre piu’ popoloso, in cui mancano ancora i nomi di vip del calibro di Tiger Woods o Charlie Sheen, ma "solo perche’ le donne con piu’ difficolta’ arrivano a chiedere aiuto". Parola di Chiara Simonelli, docente di psicologia dello sviluppo sessuale alla Sapienza di Roma, che delinea all’Adnkronos Salute l’identikit di queste ‘drogate di sesso’ "spesso virtuale, che non disdegnano di passare all’atto" pratico.

 

Si tratta di un mondo ancora invisibile, come sottolinea un recente articolo del ‘Time’, ma "molto attivo e decisamente in crescita. Complice il successo delle chat erotiche, piu’ affini alla sensibilita’ femminili rispetto, ad esempio, ai film e alle riviste hard". E se dall’altra parte dell’Oceano secondo le stime della Nbc circa un terzo dei ‘drogati di sesso’ e’ donna, secondo la studiosa italiana "i numeri sono inferiori, ma in aumento costante. Stiamo conducendo una ricerca congiunta con colleghi svedesi, per mettere in luce il fenomeno in due Paesi con una storia cosi’ diversa. Ebbene, diversamente da quanto si potrebbe pensare, l’analisi preliminare ci permette di dire che i dati si somigliano".

 

Ma cosa spinge le sessomaniache? "Si cerca in ogni modo una valorizzazione della seduttivita’ femminile. Se l’approccio maschile e’ piu’ sbrigativo e rapido, dietro le donne – dice l’esperta – c’e’ sempre una storia antica, spesso legata a esperienze con i genitori". ‘Spia’ di una dipendenza da sesso sono comportamenti come flirt eccessivi, coccole e carezze per essere seduttive, abiti estremi e provocanti in ogni occasione, attenzione eccessiva per l’aspetto fisico da modificare con dieta, sessioni estenuanti in palestra, chirurgia estetica. "Tutte scelte fatte come una sorta di rivincita alla sindrome del brutto anatroccolo".

 

Un quadro confermato da una sessomaniaca confessa, Susan Cheever, che ha scritto le sue memorie nel 2008 (‘Desire Where Sex Meets Addiction’), e confessava di leggere nelle parole dei suoi genitori una delle motivazioni che l’avevano spinta a inanellare per anni compagni di letto senza troppe distinzioni. "I miei genitori passavano molto tempo a dirmi che non ero bella e che non avrei mai trovato un marito. Forse il fatto di provare ai miei che si sbagliavano e’ stata una delle mie motivazioni", spiegava al ‘Times’.

 

"Dietro una donna ‘drogata di sesso’ c’e’ sempre qualche motivazione storica – ribadisce Simonelli – Insomma, si fa di tutto pur di riemergere sul palcoscenico dei rapporti. E proprio questo atteggiamento, vissuto come una rivincita e un rifiuto alla depressione e all’autocommiserazione, fa si’ che spesso le donne non si rendano conto di avere un problema. Ancora oggi sono pochissime quelle che chiedono aiuto: noi riceviamo molte richieste da uomini e magari dai loro familiari, mentre a volte i casi femminili finiscono per venire in luce dalla cronaca nera".

 

Oltre all’effetto ‘Sex and the City’, e al fatto di rivendicare un’autonomia sessuale negata per anni, le donne scontano anche un "forte giudizio sociale". Cosi’, o non se ne parla, o il fatto di inanellare continue conquiste virtuali o reali diventa "una cosa buona per se stesse, un modo per dimostrare la propria autonomia e sicurezza". E si finisce per rivoluzionare la propria vita reale, schiave di chat e incontri hot.