(esseb) Non chiamatela pillola del giorno dopo. La Ru486 è un farmaco usato per le interruzioni di gravidanza senza fare ricorso ad un intervento chirurgico. Il suo principio attivo è il mifepristone, diverso dal levonorgestel usato per la contraccezione d’emergenza che serve invece per evitare una gravidanza indesiderata entro 72 ore da un rapporto non protetto.
Per quanto riguarda la Ru486, può essere usata solo una volta accertato che la donna che vuole interrompere la gravidanza sia incinta da meno di sette settimane. Il mifepristone blocca i recettori del progesterone sulla mucosa e sulla muscolatura dell’utero, aumentandone l’eccitabilità e favorendo la dilatazione del collo. Nel 70 per cento dei casi l’interruzione di gravidanza avviene entro le 4 ore dalla somministrazione del primo farmaco, nel restante 30 per cento entro le 24 ore successive. Trascorse 24-36 ore, viene somministrata una prostaglandina che induce contrazioni uterine ed espulsione dei tessuti embrionali. E’ prevista la permanenza della paziente solo per 3-4 ore in ospedale. Non è previsto ricovero.
In Italia la cosiddetta “pillola della discordia” è arrivata un anno fa e oggi sono stati diffusi i numeri regione per regione relativi al suo impiego negli ospedali. Complessivamente sono state distribuite 6 mila confezioni dal primo aprile del 2010 a oggi. Come da copione, il Nord si conferma primo in classifica nell’utilizzo di questo metodo non invasivo di praticare l’aborto. In testa troviamo il Piemonte con 1.574 confezioni seguito da Toscana (773), Liguria (655). Unica eccezione rispetto al Meridione la Puglia con 615. La Sicilia con 222 confezioni distribuite ad oggi negli ospedali, si colloca in una posizione medio bassa rispetto al resto dello Stivale.
Nel Belpaese questo metodo non ha avuto vita facile. La molecola alla base della Ru486 fu scoperta ben trenta anni fa dal biologo francese Etienne- Emile Baulieu e scatenò subito le reazioni di chi da sempre si oppone alla pratica dell’aborto volontario. In Francia venne comunque commercializzata già otto anni dopo, nel 1988. Undici anni dopo viene registrata nei paese dell’Ue, ma non in Italia che si chiama fuori insieme a Portogallo e Irlanda. Il ginecologo del Sant’Anna di Torino, Silvio Viale chiede comunque di sperimentare il farmaco nel suo reparto e nel 2005 annuncia il primo aborto con la Ru486. L’allora ministro della Salute, Francesco Storace manda gli ispettori e sospende le sperimentazioni. Nell’agosto del 2006 Viale, insieme agli altri ricercatori (Franco Mascherpa, Marco Massobrio, Mario Campogrande) e al direttore generaledel Sant’Anna di Torino, Gian Luigi Boveri, vengono iscritti nel registro degli indagati. Bisognera’ attendere il 29 marzo 2010 perche’ il primo carico di Ru486 possa giungere in Italia.
