(Andrea Perniciaro) Immaginate un Marcello Lippi scolaro che torna a casa dopo una giornata di scuola. “Mamma, ho preso 5,5 nel compito in classe. Io però ho spiegato alla professoressa che ho studiato tanto e che avrei meritato almeno un 7. Ma la prof non mi capisce”. La mamma gli fa una carezza e gli dice: “Fammi vedere questo compito, vediamo perché la professoressa ti ha giudicato così”. Il compito in questione riguarda Italia-Paraguay di ieri sera, la prof impersona la stampa e l’opinione pubblica, noi proviamo a fare “la mamma”.
Sorprendendo un po’ tutti, il ct per l’esordio Mondiale decide di riproporre il 4-2-3-1 che aveva bocciato dopo appena mezzora nell’amichevole persa contro il Messico. L’inizio degli azzurri è di quelli tosti. Squadra molto alta, un buon pressing offensivo per cercare di recuperare la palla subito appena persa. Si sapeva, infatti, che il Paraguay è una formazione che fa molto possesso palla, per cui Lippi decide di aggredirla. Infatti Cannavaro e Chiellini anticipano con regolarità gli attaccanti sudamericani.
Buone anche le trame di gioco. De Rossi e Montolivo a centrocampo allargano bene il gioco sulle fasce, Pepe parte largo ma si accentra spesso creando insieme a Marchisio (schierato come trequartista) superiorità numerica davanti all’area di rigore avversaria e permettendo a Zambrotta di sovrapporsi con continuità, al contrario Iaquinta cerca di dare profondità non appena recuperata la palla. L’Italia è padrona del campo. Dopo una mezzoretta però ci sorge qualche dubbio: ma le azioni da gol dove sono?
Il problema è semplice. Il sistema di gioco è ben studiato (le competenze tecniche di Lippi non sono messe in dubbio) ma è troppo scolastico e manca di imprevedibilità. Innanzitutto Marchisio non è un trequartista: non salta l’uomo, non aggredisce gli spazi lasciati da Gilardino e soprattutto non è capace di fare l’ultimo passaggio. Quando prende palla la stoppa, fa due passi avanti e poi la gioca. Come un classico mediano. Quindi i difensori hanno il tempo di annullare i movimenti di Gilardino. In quel ruolo serve qualcuno capace di creare superiorità numerica e quando è il caso di giocare la palla a un tocco. I due esterni poi (Pepe e Iaquinta) sono troppo lenti nelle ripartenze, quindi quando il pressing ha effetto e la palla viene riconquistata non sono bravi ad attaccare gli spazi ma prediligono la palla sui piedi, consentendo ai terzini avversari di rientrare in posizione.
E siccome l’Italia non può reggere 90 minuti su questi ritmi ecco che il Paraguay inizia a mettere la testa fuori, e trova (con molta fortuna, bisogna ammetterlo) il gol del vantaggio che nasce però da un errore difensivo. Quando c’è un calcio di punizione dalla trequarti, la linea difensiva si posiziona in linea cercando di stare “alta” per non concedere spazi agli attaccanti. Non appena il giocatore calcia, però, tutta la linea arretra a prescindere dalla direzione del pallone. Nell’occasione la linea ha commesso due errori. Il primo che è arretrata troppo presto, consentendo ai paraguyani di entrare in area; il secondo che è andata troppo indietro (Alcaraz colpisce il pallone quasi sulla linea dell’area piccola) non permettendo l’uscita a Buffon.
Nella ripresa Lippi inserisce Camoranesi per Marchisio. L’italo-argentino si posiziona sulla sinistra, mentre Pepe viene dirottato a destra. Iaquinta va a supportare da Gilardino. Siamo al 4-4-2. Le cose migliorano, è vero. Ma il gol del pareggio viene su un errore del portiere e l’unica occasione è un tiro da fuori di Montolivo. Di positivo ci sono da registrare la buona condizione fisica e la fase di non possesso. I sudamericani non si sono mai resi pericolosi pur non essendo così scarsi come si può credere (nelle qualificazione hanno sconfitto Brasile e Argentina) per cui in questo vanno dati i giusti meriti agli azzurri. Non avendo gli uomini per il 4-2-3-1, a nostro avviso il ct dovrebbe insistere sul 4-4-2. Magari inserendo Di Natale (l’uomo di maggior tasso tecnico), schierando due esterni dinamici (bene Pepe, male Camoranesi) e sperando che Pirlo recuperi il prima possibile.
Insomma la mamma dice allo scolaro Lippi che il voto della professoressa è giusto. “Non basta studiare e aver preso 10 in pagella quattro anni fa – mio caro Marcello – cerca di ascoltare le critiche e non pensare di essere perfetto”.
Tiriamo le somme. Italia-Paraguay, il report tattico. Azzurri meglio nella ripresa, ma poche chance sottoporta
15 giugno 2010 - 14:57
Enzo Bonsangue
