Salvatore Parlagreco








Naufragio. Gli azzurri escono contro ogni pronostico dalla competizione mondiale. Strapazzati dai neozelandesi e dalla Slovacchia, gli ultimi della classe. Non hanno difeso il titolo conquistato quattro anni fa, uscendo al primo turno nel girone più facile del torneo, classificandosi all’ultimo posto, superati da un team, sulla carta, lontanissimo dal loro livello.

Superati atleticamente, psicologicamente, perfino tecnicamente.

 

Inutile cercare di redigere pagelle. Sarebbe come compilare un elenco di buoni e di cattivi. Non è proprio il caso. Chi gioca male non può essere scudisciato né punito. Chi mette in campo giocatori fuori condizione, malconci, reduci da stagioni disastrose, frustrati e spompati, deve invece rispondere del disastro.

 

Lippi è supponente, testardo, ed ha le sue idee. Ha lasciato a casa i talenti migliori, ha puntato sul gruppo juventino, come se i bianconeri avessero regalato il meglio al campionato. Ha insistito su uomini come Cannavaro, ombra del gladiatore di un tempo, ha portato in Sud Africa  atleti acciaccati o reduci da lunghe pause, come Camoranesi e Iaquinta, ignorando – per fare qualche esempio – i “siciliani” Balzaretti, Miccoli e Mascara, o il sampdoriano Cassano e l’interista Balotelli.

 

Errori compiuti nel tempo, segnalati unanimemente da tecnici e da giornalisti, avallati da una federazione attendista e poco accorta. Per la prima volta alla vigilia di un torneo impegnativo come i Mondiali, la federazione ha nominato il successore del commissario tecnico, una scelta svantaggiosa  per tutti, ad eccezione di Lippi, che comunque vada, non subisce l’onta di un avvicendamento. Ininfluente? No, al contrario, Lippi non ha rischiato niente. Ha perso la faccia, questo sì, ma per chi sta nel mondo del calcio, situazioni di questo tipo durano lo spazio di un mattino, vengono presto dimenticate.

 

La federazione avrebbe dovuto correre ai ripari dopo l’anteprima sudafricana della Confederations Cup, che offrì un saggio illuminante dei limiti degli azzurri.

Miopia, dunque, da parte della Figc. I dirigenti meriterebbero di andare a casa per primi.

La sconfitta è maturata a causa loro anni fa: nulla è stato fatto per rinnovare la Nazionale, mettere dentro giovani, dando loro fiducia. Nessuna attenzione è stata data ai responsi del campionato di calcio con le sue gerarchie di valori. Una Federazione muta, suddita, attenta unicamente ai bisogni delle grandi squadre.