Quarantasette falli, 12 ammonizioni, 1 espulsione. Tanta, tantissima fatica e fiumi di errori. Ciò che pesa è che la partita era tutt’altro che un’amichevole. Non è stata, insomma, la finalissima Mondiale tanto sognata dall’arbitro Webb, che fra Olanda e Spagna non ha saputo far… cattivo viso a cattivo gioco.
E della speranza di un fischietto deciso e spietato non è rimasta che l’illusione. Le pecche arbitrali hanno riaperto il dibattito sull’uso della tecnologia sul rettangolo verde. proprio oggi il chiacchieratissimo presidente della Fifa, Joseph Blatter, ha annunciato che ad ottobre si riaprirà il fascicolo relativo all’eventuale introduzione della tecnologia nel calcio. L’ipotesi più attendibile è quella secondo cui si discuterà esclusivamente di tecniche che scaccino definitivamente ogni titubanza sulla questione del gol-non gol: la scia di poklemiche dopo il “disastro” di Inghilterra-Germania (con la sfera colpita da Lampard che supera ampiamente la linea di porta tedesca, ma incredibilmente non viene segnalata dalla quaterna arbitrale) ha riaperto anche il dibattito sul “tipo” di tecnologia da sfruttare durante le sfide.
In poche parole, sarebbe il caso di utilizzare chip, computer e “squilli” in cuffia fra arbitro e assistenti con tv, anche per i falli a centrocampo, segnalazioni di fuorigioco o deviazioni fantasma? O la partita ne perderebbe in vivacità o “fluidità”, date le previste continue segnalazioni dall’esterno?
Ai lettori di SiciliaInformazioni e ItaliaInformazioni chiediamo: inserire la tecnologia anche per ripetute situazioni come falli o fuorigioco, o soltanto per indicare se la sfera ha superato la linea di porta?
