Alessandro Bisconti

Cavani sceglie Napoli. Ancora una volta Palermo si trasforma in trampolino, rampa di lancio verso altri lidi. Strada di passaggio, terra di approdo e ripartenza, come un semplice casello autostradale. Zamparini incassa, anche se a rate. La creatura Cavani non è più del Palermo, lo attende il Napoli, la nuova vita all’ombra del Vesuvio, dove abiterà con la giovane moglie. La sua partenza, puntuale, arriva alla fine di un lungo preambolo (le parole più gettonate: correttezza, stima, grazie, orgoglio, ricordi). Ma di fazzoletti umidi se ne vedranno pochi. Non ci sarà né poesia, né prosa, di quella che scende giù e fa male. Nonostante sia il momento dei saluti, soprattutto quando si fatica a capirli, e potrebbe sembrare un piccolo misterioso dolore. Cavani va a Napoli dopo aver cestinato la proposta del Wolfsburg. Meglio un attico a Posillipo che un maniero alla brughiera.

 

Ma dietro la scelta dell’uruguaiano si nasconde un piccolo dubbio. Che ci va a fare, a 23 anni, in una squadra teoricamente meno forte del Palermo? “Cavani era stato bersaglio di un paio di episodi con dei teppisti, ma non con i tifosi – ha cercato di spiegare ieri Zamparini -. Lui non voleva più stare qui e io gli avevo promesso che l’avrei accontentato anche se mi dispiace rinforzare una diretta concorrente". L’episodio raccontato ieri da Zamparini rimanda a un pomeriggio di inizio dicembre. Cavani stava tornando a casa in auto con Bertolo dopo l’allenamento: i due furono affiancati ad un semaforo da un paio di teppisti su un motorino che si accanirono sul veicolo con spranghe e catene, frantumando parabrezza, lunotto e cristalli laterali, prima che lo stesso Cavani – che era alla guida – riuscisse a seminarli. “Voglio andarmene”, disse subito dopo l’uruguaiano. Sull’episodio aleggiano ancora dubbi mai chiariti. Leggende metropolitane raccontano che l’ormai ex rosa avesse allacciato rapporti “pericolosi” con una donna già impegnata. Ci rifiutiamo di crederlo (e di credere che il vero motivo della partenza eventualmente sia questo), anche se, scavando nel passato, incontriamo precedenti che trovano sinistre somiglianze.

 

In pochi hanno dimenticato Christian La Grotteria, fantasista anche fuori dal campo. All’argentino fu incendiata un’auto: aveva fatto avances ad una ragazza palermitana, “intoccabile”. Un avvenimento strano nella tempistica, visto che arrivò a quattro giorni di distanza dalla promozione in B. Lo stesso dg dell’epoca, Perinetti, si affrettò a chiarire: “Involontariamente La Grotteria avrà fatto uno "sgarbo" a qualcuno. La sfera professionale non c’entra”. Stessa sorte per la Bmw di Vincenzo Palumbo, attaccante con troppi vizi (tranne quello del gol). Si potrebbe continuare con le auto rubate a Elia e Bovo.

 

Danneggiamenti, aggressioni o rapine. Intimidazioni o semplici episodi da circoscrivere alla solita microcriminalità urbana?  Sorte peggiore, invece, per Angelo (il cognome non lo diciamo), ex giocatore rosanero di qualche anno fa. Lui, assiduo frequentatore dei salotti della Palermo bene, fu ucciso dalla mafia, in circostanze atroci. Nel suo elenco di conquiste notturne, era finita anche la donna di un malavitoso. Il corpo di Angelo fu ritrovato in condizioni ineffabili. Adesso se ne va (ma in senso buono) anche Cavani. E siccome partire è un po’ morire, perché stupirsi se qualcuno da queste parti intona il de profundis dell’equilibrio?