Salvatore Parlagreco

Mille e cento anni sono passati da quando gli arabi hanno lasciato la Sicilia. Erano ricchi di virtù e buone intenzioni, curavano le arti più che le armi e vennero perciò annientati e cacciati via da duecento cavalieri normanni, i “barbari” di quel tempo. Erano poeti, agronomi, matematici e credevano che il paradiso potesse essere abitato anche sulla terra in maniera da sapere ciò che avrebbero dovuto attendersi una volta passati a miglior vita. Alcuni, tuttavia, rimasero nell’Isola, perché amavano la Sicilia e si sentivano proprio a casa loro.
 
Guardatevi in giro se vi trovate in Sicilia, e vi accorgerete che quei duecento anni in cui gli arabi sono rimasti nell’Isola sono stati più intensi dei cinque o sei secoli degli spagnoli. Hanno lasciato il segno ovunque, più di ogni altro conquistatore. La ragione è che gli sceicchi, a differenza degli altri, subirono il fascino dell’Isola, ne rimasero ammaliati. E c’è da capirli, dovette apparire ai loro occhi come un’oasi immensa circondata dal mare e non dal deserto di sabbia.
 
Da qualche decennio gli arabi sono diventati, uno stupido pregiudizio, solo i terroristi, macellai della loro gente e degli “infedeli”, laidi e cattivi. E pensare che il fondamentalismo è una creatura della cultura occidentale e cristiana (ma non cattolica), il virus che concepì il Ku Klux Klan.
 
Perché ricordiamo gli sceicchi in Sicilia?
 
Una ragione c’è – e per favore non sorridete – e riguarda una società di calcio, il Palermo, con il suo patron, Maurizio Zamparini, che una ne fa e cento ne pensa e quell’una qualche volta gli riesce pure. Un poco per tirare su il morale ai tifosi, che s’aspettavano qualche novità dal mercato di riparazione e invece hanno trovato il carbone nelle calze, ed un poco perché gli piace sorprendere il prossimo, ha annunciato il ritorno degli sceicchi a Palermo grazie al Palermo Calcio.
 
È una bufala? Chi lo sa. Maurizio Zamparini l’ha fatta semplice: ha incontrato un paio di sceicchi per motivi di affari, a Dubai, e siccome un discorso tira l’altro, hanno finito con il parlare di calcio. Ed è a questo punto che è nata l’idea di investire sul Palermo: duecento milioni nientemeno, con l’obiettivo della conquista dello scudetto in tre anni. Giusto come il Paris Saint Germain di Leonardo o il Manchester City di Mancini.
 
Ma voi, a questo punto, avete il diritto di alzare le spalle, specie se non amate il calcio, e chiederci perché mai abbiamo messo insieme il pallone, gli arabi venuti in Sicilia dodici secoli or sono, e i petrodollari. Giusto, forse non c’entrano niente gli sceicchi con una partecipazione azionaria in una squadra di calcio, ma non si può mai sapere. Se dopo i due sceicchi al traino del Palermo dovessero arrivare gli altri? Non è impossibile, se i primi si accorgono, abitando a Palermo, che ovunque il guardo girano trovano il segno dei loro progenitori. Potrebbe darsi che il fascino della Sicilia sia rimasto inalterato e magari noi non ce ne rendiamo conto.
 
Bufala o no, petrodollari o no, l’idea degli sceicchi a Palermo, un poco spaesati ed un poco smarriti, con tanti soldi da spendere, tutto sommato non è malvagia. Basta vederla questa storia come se si fosse seduti in poltrona, al cinema. E lasciare che la immaginazione faccia il suo mestiere.